Damien Hirst Verity (2003-2012) ©Nigel Bradley Photography

La supremazia del maschilismo

All'India il Pirandello di Fogacci e Malosti

Il nucleo familiare come osservatorio privilegiato per sondare il rapporto conflittuale fra l’uomo e la donna. Questo sembra essere il filo conduttore di O di uno o di nessuno e Il Berretto a sonagli, gli spettacoli di Luigi Pirandello presentati questa settimana sul palco del Teatro India. Sono testi controversi, intrisi di maschilismo e misoginia, per questo difficili da accettare e comprendere alla luce del nostro presente. Scritti infatti nella prima metà del Novecento – dove a un background culturale di stampo fascista si unisce l’arretratezza della provincia meridionale –, se da un lato i testi sono attraversati da quelle tensioni che ancora oggi li rende contemporanei, dall’altro, non possiamo che considerarli inadeguati a rappresentarci, “datati”, quasi dolorosi a vedersi in scena per il trattamento riservato alla donna – la quale, per quanto possa anelare all’indipendenza, rimane inesorabilmente sconfitta.

Quella di O di uno o di nessuno è una famiglia sui generis: Carlino (Roberto Laureri) e Tito (Simone Baldassari) sono amici fraterni e condividono tutto, anche la donna: Melina. L’idillio del menage à trois finisce quando la ragazza scopre di essere incinta senza poter discernere il padre. La scena si apre proprio a questo punto, nella stanza ammobiliata anni ’30 (scene Fabiana Di Marco) dove si consumano i dilemmi interiori dei due – spesso accompagnati dai consigli dell’avvocato Merletti (Gianluigi Fogacci) – che li porteranno al logoramento fisico e nervoso, fino ad arrivare all’odio.

Emerge così il ritratto di uomini inetti e superficiali sullo sfondo di un’Italia fascista intrisa in quell’atmosfera di “superomismo” per cui la donna è“cosa”: proprietà privata senza nessuna voce in capitolo. La regia di Fogacci, per ricostruzione scenografica e drammaturgica, rimane così una messinscena tradizionale che si distingue per un lavoro di fine introspezione psicologica; su tutti, quello di Valentina Bartolo nel ruolo Melina. La donna – che irrompe in scena con aria dimessa e fragilissima – nella sua ferma rivendicazione di portare avanti la gravidanza troverà, paradossalmente, una nuova possibilità di emancipazione, oltre alla forza di tagliare il cordone ombelicale di un rapporto stagnante che impedisce a ciascuno di crescere. Unemancipazione che le costerà molto cara.

Decisamente meno tradizionale è l’approccio di Valter Malosti al Berretto a Sonagli  il quale decide infatti di svecchiare Pirandello di quell’aura seriosa da reperto museale, che spesso viene inflitta allo scrittore girgentino, per conferirgli nuova linfa vitale attraverso la via dell’ironia grottesca. Di meridionale rimane soltanto il dialetto siciliano poiché i personaggi sono immersi in una scenografia “espressionista” (scene Carmelo Giammello) che è, ovvero, espressione del loro carattere: vivace, eccentrico, sanguigno. Così, una pedana a scacchiera in pendenza verso un pavimento rosso accoglie la furia di una moglie tradita, Beatrice (Roberta Caronia), che vuole ora denunciare al Delegato Spanò (Paolo Giangrasso) il tradimento di suo marito, il Cavalier Fiorica, con la moglie del suo scrivano, Ciampa (Valter Malosti).

Al nervosismo ribelle della donna si contrappone la quieta disperazione di quest’ultimo, il “becco”; ma quello che potrebbe sembrare un ometto grigio e rassegnato è in realtà un fool shakespeariano che conosce fin troppo bene la verità senza poterla dire, consapevole della necessità del “pupo” da mostrare in società per salvaguardare le apparenze. Nonostante l’apparente antimaschilismo di Pirandello, in questo caso l’emancipazione di Beatrice possiede qualcosa di feroce, esasperato: come se l’autore collocasse la donna in una polarità ideale fra donna-Erinni e donna-oggetto (Sarina, la moglie di Ciampa) in cui non esiste soluzione di continuità.

Le pulsioni irrazionali, malcelate dal velo della civiltà, sono pronte a esplodere nel finale: spietato per le donne, che si consumano nella follia; conciliante per gli uomini, il cui potere viene ribadito con più forza. È un salto nel passato doloroso e insieme tragicomico quello che avviene al teatro India, forse proprio perché uneco lontana di quel maschilismo continua a riverberare ancora oggi a cent’anni di distanza.

Luigi Pirandello sulla scena contemporanea:
• Vivere in un mondo materiale: La Luna nel Letto riporta in scena ‘L’abito nuovo’ , di Nicola Delnero
• I giganti della Montagna_atto I di Roberto Latini, di Manuela Margagliotta
• L’Enrico IV di Franco Branciaroli, di Nicola Delnero
• Sei personaggi in cerca d’autore di Vico Quarto Mazzini, di Giacomo Lamborizio

Ascolto consigliato

Teatro India, Roma – 20 gennaio 2016

In apertura: Damien Hirst Verity (2003-2012) ©Nigel Bradley Photography

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