Alberto Burri Rosso Plastica 1963 ©Fondazione Burri

Combustione.Umana.Spontanea

La resa (in)condizionata alla sopravvivenza di Beotti/Casertano

Forza per spostamento: seppure semplificata, questa è la definizione che la fisica attribuisce al concetto di “lavoro”. Certo, nell’accezione più immediata e comune, il lavoro è lo strumento di sostentamento che, quando non coincide con l’aspirazione, è identificabile con aggettivi freddi come precario, flessibile, part time  e ancora a tempo determinato o a progetto.

Eppure, da piccoli, per “lavoro” intendevamo solo quel lasso di tempo rapito al tempo della famiglia, o quello che rispondeva alla domanda: “Che cosa vuoi fare da grande?”.

Parte da qui Combustione. Umana. Spontanea spettacolo-performance diretto e interpretato da Valentina Beotti e Bernardo Casertano.

Aspirazioni dinfanzia in voice-off accompagnano una sorta di rito di vestizione che due corpi nudi, sdraiati supini, consumano con movimenti striscianti, da principio quasi impercettibili: un solo passaggio di tempo e la domanda iniziale è già mutata, sfigurata in: “Chi, da grande, fa quello che voleva fare da grande?”.

Foto di scena ©Claudia Pajewski

Linfanzia è già corrotta, sepolta da sedimenti di occasioni lasciate scivolare e altre mai conosciute, dal peso della routine, dello stress e delle vessazioni che inibiscono ogni palpito di umana realizzazione: i due corpi ora sono in piedi, in completo gessato, parole e movimenti sembrano un’unica catena di montaggio che lega pensiero e azione, annullandoli.

In scena si accumulano per ripetizione le movenze istintive del corpo che tenta di ribellarsi allesistenza circolare e senza punti di fuga, con cui il lavoro  – quello coercitivo – influenza l’evoluzione dell’individuo: esattamente l’opposto di quanto la Costituzione Italiana  definisce “diritto” e “dovere che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Foto studio ©Claudia Pajewski

Il rigetto a questo meccanismo di annullamento dura però il tempo di uno sfogo, di un rosario di coscienza che consuma, sgranandosi, lultima consapevolezza: “Il mio corpo non è un lavoro”, un’affermazione che diventa implorazione, prima che una coreografia della caduta racconti della resa per sfinimento, del cedimento allincompiutezza dellessere umano, che abortisce sé stesso dietro una scrivania, o strozzato dal nodo di una cravatta.

Beotti e Casertano funzionano proprio come i vettori che identificano il lavoro in fisica: l’una è forza performativa ed emotiva, l’altro è spostamento, carnificazione attoriale dell’uomo in caduta a cui è stato imposto il compromesso della sopravvivenza a sé stesso.

Foto studio ©Claudia Pajewski

La “Combustione. Umana. Spontanea” non si compie del tutto e alla fine, forse, resta l’impressione che qualcosa debba e possa ancora compiersi: “forza” per “spostamento” possono produrre ancora lavoro, quello ispirato, quello che – per coloro a cui fa comodo crederlo – crea e quindi ci avvicina a qualche Dio.

Letture consigliate:
• Pesadilla – Piergiorgio Milano, di Elena Cirioni
• Dino – Bernardo Casertano, di Giulio Sonno

Ascolto consigliato

Carrozzerie_n.o.t, Roma – 21 gennaio 2016

In apertura: Alberto Burri Rosso Plastica 1963 ©Fondazione Burri