La Serra – Marco Plini

La Serra – Marco Plini

Scritta nel 1958 e messa in un cassetto, La serra fu ripresa in mano da Harold Pinter nel 1979. Come si legge sul foglio di sala, in un’intervista di Roberto Canziani e Gianfranco Capitta all’autore, alla domanda: “Chi era cambiato, lei o la commedia?”, Harold Pinter rispose: “La commedia ovviamente è rimasta sempre la stessa. Forse è cambiata la mia percezione della commedia. A rileggerla oggi sembra un lavoro molto pertinente.”

E a vedere oggi la regia del toscano Marco Plini al Metastasio di Prato, con la traduzione di Alessandra Serra, la pertinenza testuale è perturbante. Dall’alto di un grande cubo trasparente il grottesco direttore Roote cerca di dettar legge all’interno di un non precisato “istituto” psichiatrico/prigione in cui i pazienti/carcerati sono pedine nelle mani del potere, cavie da torturare in nome dello status quo, una serie di numeri definiti ma imprecisabili. Del resto, seppur scambiati, il risultato non muta: sempre è stato e sempre dovrà essere così nel rapporto tra chi “sta sopra” e chi “sta sotto”. È la proprietà commutativa del potere, e quando il ruffiano segretario Gibbs riuscirà infine a sedere sulla poltrona del grande cubo, sappiamo già che nulla cambierà.

Il potere mette in scena se stesso, con le sue meschinerie e le sue nefandezze e non c’è niente di legittimo perché non c’è niente di autorevole. È la banalità del male, la sua piccolezza resa in modo farsesco, grettamente comico. Del resto “Qui tutto è ridicolo” urla, fin dalle prime battute, il direttore Roote. Una dichiarazione o un imperativo che pone tutti i personaggi in una luce ancor più obliqua, perturbante appunto. L’elettroshock in scena ai danni di Lamb, neoassunto che diventerà capro espiatorio di questa tragedia al rovescio, è anticamera a violenze pensate, represse, evocate, suggerite, manipolate dalla parola; anticamera che, nella seconda parte, esploderà.

Il linguaggio si farà, allora, ancora più incalzante – così come la sua valenza sessuale -, il ritmo più serrato, a tratti addirittura sincopato, fino a scoprire che in questo assurdo giorno di Natale “qualcosa sta per succedere”. Del resto anche qui qualcuno ha dato l’ordine di uccidere e qualcuno invece dovrà nascere; ma se epifania ci sarà, sarà avvolta dalle tenebre e nessuno vedrà. Perché sempre è stato e sempre dovrà essere così.

 

Teatro Metastasio, Prato – 13 febbraio 2015