Foto di scena ©Manuela Giusto

gU.F.O o l’alieno interiore

Arguta e amara l'ironia di DoppioSenso Unico

Se sotto il suolo non succede niente, con buona pace di Dostoevskij, sopra ne capitano di cose strane. Per esempio, al Teatro dell’Orologio è in corso l’invasione degli alieni. Sì, avete letto bene! gli alieni stanno per conquistare la Terra, anche se neanche loro sanno bene il perché.

Ma chi sono gli alieni? e alieni a cosa? dal loro punto di vista, non siamo forse noi, gli alieni – o meglio, gli alienati? Per ora, ci accontenteremo di dire che i due alieni in questione sono Luca Ruocco e Ivan Talarico, in arte DoppioSenso Unico, che tornano in scena con la trilogia Niente di nuovo sotto il suolo per parlare di morte, malattia e alienazione, attraverso la lente distorta di un’ironia surreale, grottesca e adorabilmente perfida.

Sul palco di gU.F.O, una struttura rettangolare, come una sorta di teatrino di strada trasportabile (scene Fiammetta Mandich e Stefania Onofrio) funge da séparé, camerino o cabina per sedute psicoanalitiche. In divisa militare, gli alieni Ruocco e Talarico si aggirano così fra il pubblico umano, ne rapiscono qualche esemplare per coinvolgerlo senza pietà in sketch bislacchi e improbabili. Ma se  gli alieni sono per natura espansivi e pronti all’attacco, i gufi, dal canto loro, sono più schivi e riservati, a volte anche un po’ scorbutici. Così, ecco ai lati fare capolino Luigino e Marisa – alias i due attori con due grandi maschere (Tiziana Tassinari) –  una coppia dalle dinamiche relazionali tutte umane.

I momenti “alieni” si alterneranno così alle conversazioni domestiche tra i due gufi in un susseguirsi di “haiku” dallo spirito caustico: freddure improvvise dal ritmo volutamente frammentato, atrofizzato sul nascere e poco fluido, come se fossimo davanti a una concatenazione di vignette che prendono vita davanti a noi. Fra giochi di parole semplici eppure mai banali, paradossi e slittamenti semantici, Ruocco e Talarico si divertono insomma a sovvertire gli schemi della morale comune, o a esasperarli, così da svelarne l’intrinseca ipocrisia. Nessuno si salva: che sia Gandhi o Hitler, Gesù Cristo o Freud. Sì, perché anche i grandi personaggi della storia – umani più “alieni” di altri – sono protagonisti di irresistibili siparietti che si aggiungono al già schizofrenico mosaico di gag senza nessuna pretesa di concatenazione logica.

Chi sono gli alieni, o meglio, cos’è lalieno? Alieno è tutto ciò che è sconosciuto, che fa paura, che non sappiamo come altro nominare perché diverso da noi. D’altronde, “alienazione” è troppo spesso solo un’etichetta di comodo per circoscrivere la malattia mentale, oppure l’abbrutimento spirituale di chi non riesce a stare al passo con una società che lo bombarda continuamente di stimoli – proprio come succede ai gufi Luigino e Marisa, rinchiusi a casa a osservare la vita dallo spioncino.

Ecco, gU.F.O  si gioca tutto lì, nello scarto di una sillaba che divide lalieno dallalienato, per poi scoprire che quella distanza non è poi così grande: entrambi non sono altro che maschere diverse – metaforiche e non – per parlare dell’uomo, delle sue crisi didentità e dei suoi dubbi di fronte all’impossibilità di vivere una vita “normale”, o perlomeno, che abbia qualche senso logico.

Si ride di gusto con DoppioSenso Unico, ma fra le righe di una comicità limata all’essenziale rimane il sentore di una realtà amara, mai compiuta del tutto – e soprattutto mai rassicurante.

Letture consigliate:
• Morte al senso: il suicidio assistito di DoppioSenso Unico con La Variante E.K., di Adriano Sgobba
• Operamolla, di Sarah Curati

Ascolto consigliato

Teatro dell’Orologio, Roma – 16 gennaio 2016

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