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Do it – Bud Spencer Blues Explosion

Sono tornati a spaccare le casse i Bud Spencer Blues Explosion. Il duo romano è composto da Adriano Viterbini, voce e chitarra o meglio slide guitar. Per intenderci quello strumento che di aspetto è in tutto e per tutto uguale ad una chitarra, ma suonata con il boottleneck, un “collo di bottiglia” metallico da infilare al dito e fatto scorrere velocemente sulle corde rimbalzando da una nota all’altra, saltando da un do a un mi in modo disinvolto. Cesare Petulicchio, cori e batteria, la furia della band, è una belva in cattività pronta a dilaniare le sbarre, ad agguantare tutto ciò che si trova sul suo percorso, una bomba ad orologeria impossibile da disinnescare. La batteria, non il batterista!

Titolo lungo per il nome di un gruppo italiano. In molti, infatti, li abbreviano con BSBE. Rende, però, di più per intero. E’ un tributo alla Blues Explosion di Jon Spencer, famoso per l’uso del theremin, il papà del synth e per quella voce blues, primitiva al punto giusto. Il tutto condito richiamando in chiave umoristica Bud Spencer, l’attore, nonché campione di nuoto: per chi non lo sapesse ha partecipato anche alle Olimpiadi.

Ripercorrendo brevemente la storia di questi cinque anni di successi dei BSBE l’elenco è veramente lungo. All’attivo hanno l’Ep Happy del 2007, il disco d’esordio omonimo del 2009, il Live Ep di quest’anno registrato al Circolo degli Artisti di Roma intitolato Fuoco Lento e l’ultimo, ma non ultimo Do it, nel quale con molta fantasia si può ritrovare l’acronimo di Dio odia i tristi, uscito il 4 novembre scorso. C’è fibrillazione per l’inizio del tour che partirà da Bologna l’11 di questo mese, tredici le date per ora, tante quante le tracce dell’album.

Fossero solo questi i vanti! Hanno vinto L’Heineken Jammin’ Contest 2007 e sono volati all’Open’er Festival in Polonia. Vi dico unicamente che quest’anno nella line up c’erano The National, Coldplay e The Strokes. Gran bella kermesse! Due anni dopo partecipano al Concerto del Primo Maggio a Roma e ottengono il premio S.I.A.E, ma il trionfo più grande è stato vedere quel pubblico in visibilio, applausi a non finire per la cover di “Hey Boy, Hey Girl” dei Chemical Brothers, che è anche diventato il primo video ufficiale del duo.

Per XL di Repubblica raccontano il loro tour negli States attraverso il “diario americano”, una grandissima esperienza soprattutto per loro amanti del blues e di quel rock misto a grunge, misto a punk, misto a nessun limite, soltanto musica vera, come non se ne sentiva da anni in Italia. E ora rieccoli qui, dopo aver presenziato nell’estate 2010 a rassegne come il Miami e Italia Wave, finalmente di nuovo sui palchi. Sicuramente la dimensione migliore per sentirli.

Quest’album già dalla prima blue note, fin dal primo estratto fa saltare, scalpitare, non un arto del corpo fermo, è impossibile stare a braccia conserte senza tenere il ritmo.

Cerco il tuo soffio all’inizio ricorda i Black Rebel Motorcycle Club, ma a differenza loro questa canzone è tutt’altro che malinconica. E’ una ballata che fa schioccare le dita, due passi in pista e un testo che facilmente entra in testa. Amore spassionato per il genere che li ispira e che è parte integrante del loro nome di battaglia. Sono parole semplici, non ci sono frasi cervellotiche, solo tanta energia, chitarre che rombano come moto da 250 cavalli. Voce roca che sembra provenire dal cuore di una foresta. Un’eco in riva al mare, le grida di una festa sulla spiaggia, un corteggiamento caldo che va avanti tutta la notte. La ricerca di un respiro avvolgente, sensuale, la sabbia fredda scotta ugualmente i piedi, così come il ricordo del sole ad occhi chiusi. Questo è l’effetto del blues, signori!

Dal blues si passa ad un rock nudo e crudo che ricalca chitarre alla The Clash: Più del minimo è fatta di virtuosismi del suono, di cori a cappella, di assoli vorticosi, da capogiro. Batteria e chitarra si fondono, diventano un’unica materia. Sono le due facce dello stesso spartito. Consiglio a tutti i capelloni metallari: questa è la canzone giusta per agitare le vostre chiome su e giù per cinque minuti, grandi emozioni garantite! La performance al Circolo degli Artisti non vi avrebbe fatto dubitare assolutamente del contrario.

“No, non te lo do, quest’hobby è come una seconda pelle” emblematico inizio per Giocattoli, terza traccia dell’album dopo i 16 secondi di Slide e Più del minimo, appena pennellato. Qui sono loro al cento per cento. Non si smentiscono, costruiscono castelli fatti di saette e lampi di musica, cambiano accenti alle parole, giocano con i doppi sensi e con la malizia del pubblico. Imbrattano qualunque superficie acustica della loro firma inconfondibile.

Spettacolare la versione coverizzata di Jesus on the mainline di Ry Cooder, noto per la tecnica della chitarra slide a cui si rifà il nostro Adriano Viterbini. Rolling Stone lo ha decretato l’ottavo miglior chitarrista al mondo ed è uno dei maggiori fautori del Buena Vista Social Club: insomma un mito vivente. Grazie all’aiuto di Stefano Tavernese al mandolino, sono riusciti a ricreare un’atmosfera da South Carolina, da conflitto tra bianchi e neri e da quel richiamo implicito che c’era nelle canzoni dei bluesman. Il testo poi è schietto, duro, quasi al limite della blasfemia per chi crede. Ma noi non ci facciamo problemi a dire che è una grandissima forma d’arte avere il coraggio di cantare “Gesù è nella droga, telefonagli e digli ciò che vuoi”, e disprezzare la sua condizione.

Un intermezzo di scratch di quarantaquattro secondi lo troviamo in sKratch eXplosion a cui ha collaborato dj Mike. Per un attimo siamo catapultati in un album dei Bomfunk Mc’s. No, non siamo in Freestyler. E non fate finta di non sapere quale sia, l’avete ballata tutta l’estate del 2000. Fortunatamente finisce in fretta e sembra far parte della seguente traccia Dio odia i tristi. Quasi cinque minuti di funk e blues fusi magistralmente. Non c’è un testo che l’accompagni, solo il titolo ripetuto di tanto in tanto e qualche coro di sottofondo. Particolarità del cantato che qua va ad accentuarsi è che le parole di frequente sembrano perdere di valore, sembrano sciogliersi e amalgamarsi alla sinfonia. La musica ha una forza dirompente, inghiotte tutto.

Come un mare, L’onda e Squarciagola hanno, invece, dei testi più curati, il sentimento passa anche attraverso le parole. La prima è di una leggerezza struggente. Riporta ingenui ricordi d’infanzia e semplici momenti topici della vita di ognuno di noi, non parla di niente, eppure è in grado di dire tutto. L’onda è un amore nucleare, in grado di esplodere da un momento all’altro, è un amore che non finirà o se finirà distruggerà tutto. “Mi sento cera che cola dentro ogni cosa mi gela. La fiamma è il silenzio che mi brucia a squarciagola”. Non c’è logica e non ci interessa trovarla. Non cercate razionalità dove non la troverete e fatevi prendere dal suono. E’ questo che urlano i BSBE in ogni canzone. E’ come se dicessero: “Lasciate perdere quello che c’è scritto, aprite bene le orecchie, stiamo suonando, ascoltate e capirete!”

Una sferzata di rock è in Rottami. Mississipi, Tom Sawyer e Huckleberry Finn, sembra una canzone scritta da Mark Twain in persona. Metteteci ancora un pizzico di Nickelback, poco poco, non vorrei offendere i BSBE ed avrete la quinta traccia dell’album.

Salutiamo questo gran disco del duo romano con Mi addormenterò. Provate a sentirla all’una e otto minuti di notte come sto facendo io. Un po’ l’effetto è quello fino al secondo minuto e mezzo, poi parte un assolo chitarristico da togliere il fiato. Il sonno passa, lo stupore aumenta, aumenta e aumenta. Un arrivederci folk. Mancava in Italia un gruppo così, un gruppo che non si sottometta al solito indie-non-indie-questo-è-il-problema. Cosa sono i Bud Spencer Blues Explosion nessuno osi neppure domandarlo. E’ una bravura rara la loro, da non rovinare con retorici quesiti. Fuga di cervelli musicali all’estero, lo vedo già scritto nel loro futuro. Saranno sempre fieri di dire che sono romani, ma soprattutto italiani?

Grazie


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