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Delirious New York – Filippo Andreatta

Otto milioni di abitanti, più di cinquemila grattacieli e trentadue quartieri. È New York City. Nel centro culturale più famoso del mondo, ombelico di nuove correnti artistiche, fucina di culture diverse, dalle strade verso il cielo ogni angolo della Grande Mela è architettura. Rem Koolhaas, archiettetto e scrittore olandese diventato l’emblema dell’architettura postmoderna, ha dedicato gran parte della sua carriera alla storia di New York e dei suoi edifici. Nasce così Delirious New York saggio che dal giorno della sua pubblicazione nel 1978 ha raggiunto la fama di bestseller.

Filippo Andreatta porta in scena un adattamento del libro che definisce un patchwork teatrale in pieno stile postmoderno. L’idea nasce da un workshop itinerante all’Università IUAV di Venezia che man mano è diventato uno spettacolo teatrale. All’interno della mostra Open Museum Open City, il MAXXI di Roma ospita la messa in scena: location perfetta per questa performace che coinvolge quattro attori, Filippo Andreatta, Patrich Schott, Ilaria Mancia e Sara Rosa Losilla.

Quattro persone che coesistono su una scena composta da file di scatoloni che si stagliano contro il cielo, scatole leggere che circoscrivono lo spazio e danno l’idea della congestionante architettura di New York. Intorno a loro gli attori rappresentano le varie culture che formano la città, esistenze diverse alla ricerca di un identità che la città sembra soffocare. Una sottile indagine sul comportamento umano all’interno della città contemporanea, che come l’idea architettonica del grattacielo dalla terra si spinge verso il cielo per cercare di raggiungere una meta irraggiungibile.

Ma non c’è spazio per filosofici voli pindarici perché tutto rimane legato alla concreta forma della città, ai suoi linguaggi, incomprensibili. Andreatta costruisce un insieme di immagini prese dal testo, simili a piccoli episodi che procedono senza un apparente senso stimolando il processo d’associazione della mente degli spettatori. L’agghiacciante concettualismo dell’arte post-moderna si trasforma in una sottile ironia composta da scenette divertenti che scavalcano anni di tediose e sterili opere d’arte per proiettarci verso il vero significato dell’arte: comunicare.

MAXXI, Roma – 7 novembre 2014