Se i soldi non ci sono, inventiamoceli

Il gioiellino - Andrea MolaioliSecondo film dell'ex assistente alla regia di Nanni Moretti dopo il riuscito "La ragazza del lago" del 2007.

Molaioli sceglie di nuovo come protagonista l'onnipresente Toni Servillo (5 film in un anno e mezzo) affiancandolo a Remo Girone: entrambi in grande forma.

La sinossi è tristemente celebre: il lungometraggio affronta infatti un tema delicato, una ferita ancora sanguinante: il crac della Parmalat ovvero, per i pochi ignari, il più grave scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio perpetrato da una società privata in Europa.

La storia della lucida follia (perdonatemi l'ossimoro) del ragionier Ernesto Botta (Servillo) e del patron Amanzio Rastelli (Girone) che falsificano bilanci, gonfiano le vendite, chiedono appoggio politico ma sprofondano, portandosi dietro una moltitudine di ignari investitori, verso l'inevitabile baratro.

I protagonisti del film di Molaioli vengono ben umanizzati attraverso semplici operazioni domestiche (Botta che monta un mobile IKEA piuttosto che il presidente Rastelli sorpreso dalla nipote a lavare i piatti a mano) e durante le quasi due ore di proiezione lo spettatore assiste alla parabola di due uomini e della loro azienda; una parabola che è anche uno specchio per gran parte del nostro paese: una nazione che ha il mito dell'imprenditore 'self made man' e del pallone...non può mancare infatti la presenza, in secondo piano, del nostro presidente del consiglio che incontra Rastelli ma preferisce raccontare barzellette e parlare di calcio-mercato voltando le spalle al protagonista prossimo al fallimento.

Lo specchio per un paese che fa perno sulla più grande trovata pubblicitaria esistente: quello della vittoria e della sconfitta.

E allora, lo vediamo nell'evolversi delle vicende, pur di non accettare di aver perso, pur di non ritirarsi sconfitti si arriva a pensare quella che poi è diventata la tagline del film: "se i soldi non ci sono, inventiamoceli".

Meglio rischiare la propria libertà, dignità e moralità per rimanere, citando sempre una battuta del film, "nella serie A degli imprenditori".

Come finisce questa storia è noto: un paio di manette, un'orda di giornalisti, una camionetta delle forze dell'ordine che porta via i 'cattivi'.

"Il Gioellino" è un film da vedere.
Racconta ma non prende posizione.
La posizione la deve prendere lo spettatore.
Che magari al cinema non è andato.
Perché c'era il derby.
O perché "va al cinema per distrarsi e di deprimersi non ne ha mica voglia".

Dov'è l'uscita di sicurezza?




Curiosità riguardante le location del film che può interessare più che altro i lettori piemontesi: la maggior parte delle riprese è effettuata ad Acqui Terme e nella provincia di Alessandria (si intravedono le colline di Sant'Andrea e la piscina di Cassine)


Lucio Laugelli