Trumpet - Jackie Kay
A sentirselo raccontare, questo romanzo della scrittrice e poetessa scozzese Jackie Kay potrebbe sembrare una storia da tabloid, buona soltanto a placare la nostra curiosità e il nostro desiderio di morbosità. Con delicatezza e sapienza, invece, Jackie Kay entra nel lato intimistico dei personaggi sconvolti dalla morte del trombettista jazz Joss Moody senza toni sensazionalistici. Moody, infatti, aveva condotto una vita del tutto normale: figlio di un immigrato africano e di una donna scozzese, si era sposato, aveva adottato un bambino ed era riuscito a ritagliarsi una carriera nella musica jazz. La scoperta inaspettata, al momento dell’autopsia, che Joss Moody era in realtà una donna, lascia tutti interdetti, compreso il figlio Colman e i membri della band.
Costretto a negoziare costantemente tra l’identità scozzese e quella, pur traballante, africana, Joss Moody aveva anche dovuto destreggiarsi tra due entità sessuali che sono normalmente tenute ben separate. La rabbia del figlio adottivo che si sente tradito e ingannato, i ricordi dolci ed affettuosi della moglie che si rifugia in un villaggio di pescatori per fuggire dalla stampa e la curiosità dei giornalisti testardamente intenzionati a sapere ogni cosa sulla vita ‘perversa’ di Joss Moody giocano un ruolo fondamentale in questo romanzo di Jackie Kay.
Il romanzo è ispirato alla storia del pianista jazz Billy Tipton, la cui identità sessuale fu scoperta solo dopo la morte. La scrittrice stessa è figlia di un nigeriano e di una scozzese, è stata adottata da una coppia bianca ed ha creato una famiglia atipica, dando alla luce un figlio avuto da un accordo con lo scrittore anglo-guyanese Fred D’Aguiar e iniziando una lunga relazione con la ‘poetessa laureata’ Carol Ann Duffy.
Si tratta di un romanzo delicato, che mira a negare la scabrosità di certi comportamenti considerati deviati, ma anche ad avvicinarsi all’idea che le identità sono fluide: come Joss rimane sempre una donna per l’anziana madre che non vede niente di strano nei suoi vestiti maschili e nei suoi capelli tagliati molto corti, egli è allo stesso tempo scozzese e nero, africano ed europeo, senza che queste cose entrino in contraddizione. Trumpet, tuttavia, non è un romanzo sui transgender, ma piuttosto sul dolore della perdita: il dolore della moglie Millie è uguale a quello di qualsiasi moglie che abbia perso un marito che amava e la rabbia di Colman è quella che provano molti figli verso alcuni comportamenti incomprensibili dei genitori.
La storia di Joss Moody non è raccontata attraverso le sue parole, perché fin dalla prima pagina del romanzo egli è già morto, ma attraverso i ricordi del figlio, della moglie, della madre e dei suoi amici. Questo è un modo per rendere familiare ciò che per il lettore non è familiare. In altre parole, raccontare la vita di Joss Moody attraverso coloro che gli erano più vicini aiuta a rendercelo meno estraneo e a focalizzare più sulla sua normalità che sulla sua alterità.
Ricco com’è di passaggi poetici, Trumpet è un romanzo potente e struggente, scritto con garbo e maestria da una delle voci più apprezzate della narrativa scozzese contemporanea, Jackie Kay, che non ha nulla da invidiare a nomi più famosi in Italia, come Irvine Welsh o Alexander McCall Smith.



