Arts Club Awards 2010 - Best Debut Album: Tame Impala, Innerspeaker
TOP 5 debut album
1. Tame Impala, Innerspeaker
2. Villagers, Becoming a Jackal
3. Avi Buffalo, Avi Buffalo
4. Wild Nothing, Gemini
5. Beach Fossils, Beach Fossils
Da Perth (Australia) arriva il debutto più convincente. Sono i Tame Impala che fra la marea di band emergenti si innalzano su tutti. Merito non solo della loro ottima reinterpretazione, non pedissequa di tutto l’ampio spettro della psichedelia, ma anche dalla capacità di trasmetterlo a chi meno ha attitudine a questi gusti musicali.
Vuoi poi per la giovane età media (20 anni) e la buona maturità musicale espressa; vuoi per i premi ricevuti in patria e per l’ottima impressione fatta al pubblico ma soprattutto alle band a cui hanno avuto l’opportunità di far da spalla (Muse, Kasabian, Black Keys, Mgmt, Yeasayer e Mars Volta) questi giovani riescono a farsi notare con arrangiamenti arzigogolati, pensati e minuziosamente studiati con naturalezza. Le radici psichedeliche ‘70 sono diluite in atmosfere sottomarine patinate e vertiginose. Chitarre leggermente sporche che si arrovellano su se stesse dove la voce non va mai troppo sopra.
L’apertura con It’s Not Meant To Be è sognante e dilatata nella sua melodia mentre in Desire Be Desire Go i rimandi sono beatlesiani di fine anni ’60.
Alter Ego e Lucidity portano una ritmicità che diventa ostinatamente di matrice “krauta”, aprendo ad atmosfere segnate da venature elettroniche senza tralasciare la melodia presente e portante. Solitude Is Bliss (primo singolo) ricorda qualche elemento dell’indie pop di stampo francese (Phoenix) e risulta uno dei pezzi cardine, la somma perfetta e dosata di quello che gli australiani volevano farci arrivare. Tutto l’album si muove coeso come un torrente nel fitto sottobosco psichedelico, denso di melodia e chitarre double-face. Minuziosi.




