La restauratrice di matrimoni - Donatella DiamantiIn fondo, è un lavoro come un altro, riflette Immacolata. Ma sul momento rimane sbalordita quando un'insolita agenzia le propone di ingaggiarla per una bizzarra attività: rimettere in piedi matrimoni appassiti dall'abitudine e dalla noia. In pratica, deve interpretare il ruolo dell'amante e, comportandosi peggio di una moglie, riportare all'ovile i mariti fedifraghi.

Giovane, bella e dotata per l'arte del mimo, imparata dal padre, Immacolata accetta, trovandosi catapultata di colpo nel mondo stravagante delle «restauratrici». Tra scene tragicomiche e situazioni grottesche, scopre di possedere un certo talento per questa professione e trova anche amicizia e complicità. Una sorpresa per lei, che da anni, dopo la tragedia che ha sconvolto la sua vita e distrutto il rapporto tra i genitori, si è blindata il cuore per paura di soffrire ancora.

Così, una domanda comincia a frullarle in testa: se è tanto brava a riportare l'armonia e la serenità tra persone sconosciute, perché non provarci anche con suo padre e sua madre e magari, volendo esagerare, anche con se stessa?

Idea originale quella della professione “restauratrice di matrimoni”, che immediatamente mi fa pensare alla commedia “L'uomo perfetto” di Luca Lucini, con Riccardo Scamarcio, ma si tratta di un'analogia superficiale e più legata ad un incipit interessante, piuttosto che all'evolversi della situazione. Questo romanzo, dell'esordiente Donatella Diamanti, nota sceneggiatrice televisiva (“La squadra” e “Medicina generale”, sua anche le sceneggiatura del recente film “Viola di mare”) e teatrale, colpisce soprattutto per la semplicità e la leggerezza con cui riesce a descrivere sentimenti contrastanti e situazioni drammatiche.

A mio parere questo romanzo è molto vicino a “La solitudine dei numeri primi” per le atmosfere raccontate, i personaggi (Mattia Giordani non è forse un omaggio – conscio o inconscio?- al romanzo di Giordano?) e soprattutto per il tema di fondo, ovvero l'elaborazione del lutto. Immacolata e la sua famiglia sono stati devastati da una pesante perdita che ha scatenato, in ognuno di loro, reazioni differenti, e ha trasformato Immacolata, giovane ventisettenne, in una ragazza disillusa e talvolta cinica.

Probabilmente io sono una delle poche persone che non hanno trovato “La solitudine dei numeri primi” un capolavoro; forse perché non amo particolarmente le persone (in questo caso i personaggi) che si piangono addosso, che si comportano da vittime, perciò il personaggio di Alice del romanzo di Giordano, così come Immacolata de “La restauratrice di matrimoni”, non incontrano il mio personale favore, però il romanzo della Diamanti coinvolge e appassiona sin dalla prima riga. Si nota uno stile di scrittura molto vicino alla cinematografia, è una scrittura fatta di immagini, una scrittura efficace e scorrevole.

Nonostante vengano raccontate telematiche complesso come la perdita, il rapporto tra genitori e figli, la difficoltà di crescere, di innamorarsi, di lasciarsi trasportare dalla vita, il libro si legge tutto d'un fiato e il finale, indubbiamente e piacevolmente più positivo rispetto a “La solitudine dei numeri primi”, colpisce con un inaspettato colpo di scena.


Selene Coccato