Randa Jarrar - La Collezionista di StorieTra i titoli presenti sugli scaffali delle librerie italiche, quest’estate non mancano quelli ambientati in paesi lontani ed esotici, in particolare in quelli mediorientali. Come nel caso dei romanzi di Khaled Hosseini, Randa Jarrar scrive in inglese, la lingua d’adozione. L’autrice ha una storia personale simile a quella della giovane protagonista del suo primo romanzo: nata negli Stati Uniti da padre palestinese e madre greco-egiziana, si trasferisce a due anni d’età in Kuwait e, dopo l’invasione irachena, in Egitto, per finire di nuovo negli Stati Uniti dove adesso risiede.

Non si tratta tuttavia di un libro sull’oppressione delle donne arabe o sul percorso dall’hijab alla libertà, far from that. Il romanzo, in parte autobiografico, indaga la geografia personale dell’adolescente Nidali, che viaggia con un passaporto americano diverso da quello dei genitori, ma è egiziana, palestinese e greca (per via della sua yia yia, la nonna “ellenica”). Nidali viaggia con la sua famiglia da Boston al Kuwait e da qui, causa Saddam Hussein, scappa in macchina ad Alessandria, in Egitto, dove la famiglia si sente un po’ profuga perché ha dovuto abbandonare tutte le sue cose nel vecchio appartamento. Unica consolazione, quelle composizioni che scrive per compiacere il padre o come compiti per casa. E’ così che le storie e le parole diventano per Nidali importantissime: le servono a fissare le cose in modo che non svaniscano, com’è già successo con molte altre cose della sua vita itinerante.

Divertente ed irriverente (la lettera furibonda che Nidali scrive a Saddam Hussein è un capolavoro d’ilarità), questo libro ci mostra come una bambina che cresce in un paese arabo possa essere moderna e tradizionalista allo stesso tempo. Nidali impara a memoria frasi del Corano per vincere un concorso dove è una delle poche ragazze a partecipare, ma allo stesso tempo attacca le figurine di Wonder Woman sulla testiera del letto (figurine che poi il cugino Esam, molto religioso, rimuove a tradimento). Nidali va alla scoperta della propria sessualità attraverso il bidet che usa come oggetto di auto-erotismo (!), è alle prese con il primo amore e dà un bacio saffico all’amica del cuore. Si tratta di un romanzo umoristico, che fa sorridere persino quando si parla dei periodi di guerra vissuti da Nidali o delle difficoltà che la famiglia deve affrontare per scappare dal Kuwait o andare a trovare i parenti in Palestina. D’altronde l’autrice è brava a non cadere in sentimentalismi banali quando scrive di realtà di vita difficili e anche ad esprimere il punto di vista un po’ infantile di Nidali sulla cultura e il mondo arabo.


Stefania Basset