Penelope alla guerra - Oriana Fallaci “L’amore da una parte sola non basta, Giò, le tue sono fantasie da masochista.
Non si regala l’anima a chi non è disposto a regalare la sua.
Chi non fa regali, non apprezza regali.
Tu cerchi Dio in Terra, e sei disposta a qualsiasi menzogna pur di inventarlo.
Ma Dio non si inventa, e neppure l’amore.
L’amore è un dialogo, non un monologo”

(Oriana Fallaci- Penelope alla Guerra).

Prima della rabbia e dell’orgoglio, prima dei cappelli di ciliegie, prima delle lettere ai bambini mai nati e dei libri ad un eroe scomparso, prima degli Insciallah e delle interviste alla Storia, c’era Giovanna, giovane sceneggiatrice italiana che sogna l’America. Nel 1961, dalla penna ancora giovane di Oriana Fallaci, nasce un personaggio altamente autobiografico e incredibilmente moderno, indipendente e fiero. Giovanna che si fa chiamare Giò per avere un nome maschile, Giovanna che sovverte le regole che dai tempi di Omero volevano Penelope a casa a tessere e disfare una tela, a raccontarsi e distruggersi le illusioni; e Ulisse in giro per il Mediterraneo, a sedurre ninfe e a vivere di avventure. Stanca della placida tranquillità di Roma, affamata di cemento e di grattacieli, la giovane donna partirà con il compito di scrivere una sceneggiatura e l’obiettivo di ritrovare un ragazzo di nome Richard, conosciuto durante la guerra e probabilmente morto. Contro ogni previsione, la donna incontrerà il giovane e verrà trascinata in una relazione inquieta e tormentata che la cambierà profondamente. A farle da sostegno troverà Martine, dietro la cui superficialità saranno nascosti profondi dolori e incredibile saggezza; Bill, così strettamente e subdolamente legato a Richard, così simile e così diverso da lei; e Francesco, fidanzato italiano simbolo di tutto ciò che Giò sfugge con l’amara consapevolezza di dovervi, prima o poi, cedere.
Il romanzo è scorrevole, piacevolmente descrittivo nel raccontare la bellezza di New York di notte, la sua imponente serenità durante il giorno, i ritmi serrati e incalzanti di balli esotici e la terrificante maestosità delle cascate del Niagara. Dalla personalità forte della protagonista, descritta come “il più sconcertante miscuglio di cinismo e ingenuità mai trovato in una sola persona”, traspare più volte la protagonista perfetta per “Lettera ad un bambino mai nato”, scritto sedici anni dopo, oltre che la determinatezza della stessa autrice.


Stefania Cava