62° Internationale Filmfestspiele Berlin

The Summit - Franco Fracassi, Massimo LauriaDopo lo splendido Diaz di Vicari, The Summit è un altro lavoro che va a scavare nelle piccole grandi rivoluzioni italiane all'interno dell'immenso programma della Berlinale dedicato al mondo in rivolta. La morte di Carlo Giuliani, le violenze nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto, gli arresti, le cariche della polizia sui manifestanti, la città messa a ferro e fuoco dai black block. Nulla di nuovo, apparentemente. Non dovrebbe, infatti, stupire il fatto che da quei tragici giorni a oggi tanti film e documentari – italiani e non - abbiano cercato di raccontare una possibile verità su ciò che accadde nel capoluogo ligure dieci anni fa. Lo hanno fatto anche Franco Fracassi e Massimo Lauria, in un documentario d'inchiesta che ha suscitato molto scalpore all'ultimo Festival di Berlino, dove è stato presentato nella sezione «Panorama/Dokumente».

Il film, nato da un'idea di Fracassi, giornalista inviato al G8 di Genova per conto dell'agenzia Apicom, tenta una strada finora inesplorata. Non partendo da un'idea precostituita (l'eccessiva partigianeria e il furore ideologico sono i limiti più grossolani dei molti film realizzati sul tema), gli autori si sono incaricati di dar voce ai molti protagonisti di quei giorni e così, ricostruendo la dinamica degli avvenimenti come in un'inchiesta, arrivano a delineare un quadro completo dei fatti, analizzandone cause e conseguenze.

Fracassi ha raccontato di averci messo parecchio tempo prima di affrontare l'avventura del film, per una sua personale difficoltà a confrontarsi con le foto, i video, i documenti e le testimonianze su Genova. Poi con l'aiuto di alcuni studenti di giornalismo è riuscito a intervistare oltre 60 persone e a mettere insieme quell'impressionante mole di documenti che è alla base del documentario.

I due registi hanno raccolto tantissime testimonianze, da Vittorio Agnoletto (che fu il portavoce del Genoa Social Forum) a Giulietto Chiesa, da Don Andrea Gallo a Claudio Giardullo (segretario generale del Silpa/Cgil), da Sergio Finardi (esperto in “tattiche di guerra informali”) a Fabio Mini (Generale dell'Esercito), da Vincent Singers (ex-comandante del VII nucleo) a moltissimi manifestanti, ma hanno anche analizzato oltre un migliaio di pagine di documenti, ascoltato mille ore di registrazioni audio ed esaminato oltre 100 ore di videoregistrazioni.

Il film accompagna così lo spettatore dalla World Trade Organization di Seattle, fino al G8 di Genova, passando per Nizza, Praga, Napoli e Goteborg. «Dopo tutto questo lavoro – ha dichiarato Fracassi – l'opinione che ci siamo fatti è che la pesante crisi economica che stiamo subendo è in parte figlia del G8 di Genova. Quella piazza è stata la battaglia tra due visioni antitetiche del mondo: da un lato il profitto di pochi e dall’altro una redistribuzione più equa delle risorse. Come racconta il film, la strategia adottata al G8 ligure è stata messa in atto già nei mesi antecedenti a quell’appuntamento».

Il sangue che non basta pulire era già stato deciso di farlo versare; un passo ancora più triste ed atroce rispetto a quello di Vicari. Percorrere questo documentario a tratti durissimo alla ricerca di una (impossibile) spiegazione razionale è altrettanto difficile quanto buttarsi emozionalmente in Diaz.

Il mondo è (stato, e sarà) in rivolta e Berlino lo racconta. Il direttore del festival Dieter Kosslick ha dichiarato: «E’ un film pieno di interviste, ma contiene anche così tante scene violente che abbiamo avuto un po’ di dubbi prima di decidere se proiettarle o meno. Viene davvero voglia di girare la testa da un’altra parte, ma dopo averci ragionato abbiamo pensato che fosse giusto mantenere la versione integrale». Un altro importante apprezzamento è arrivato dal deputato tedesco Hans-Cristian Stroebele, che dopo la visione del film ha dichiarato di voler presentare una mozione alla cancelliera tedesca Angela Merkel, perché possa sollecitare il Presidente del Consiglio Mario Monti a riaprire la commissione parlamentare d'inchiesta.

I tempi stanno cambiando o forse no, ma sicuramente qualche barlume di giustizia e libertà sta squarciando il cielo nero di questà realtà in perenne crisi sociale prima che economica. Speriamo.


Erik Negro