Hugo Cabret - Martin ScorseseUna favola che omaggia il cinema delle origini; questo è l'ultimo film del cineasta americano Martin Scorsese.

Nella Parigi degli anni Trenta, un bambino sopravvive a stento schivando la vita. E’ il piccolo orfano Hugo Cabret, che dopo la morte dello zio, manutentore degli orologi della stazione ferroviaria, è costretto a rubare quanto gli serve per sopravvivere.

Un'esistenza invisibile con alle spalle una storia lacerante, un passato pieno di insegnamenti e un sogno nel cassetto: suo padre (Jude Law) gli ha lasciato un fantastico automa trovato nella soffitta di un museo, dimenticato chissà per quanto tempo e miracolosamente sfuggito all’incendio nel quale l'uomo ha perso la vita.

A farla da protagonista in Hugo Cabret è un 3d sfolgorante, immersivo, che lascia lo spettatore a bocca aperta. C'è da aggiungere un grande cast in ottima forma; solo per citare i protagonisti: Chloe Moretz, Asa Butterfield, Sacha Baron Cohen e l'immenso Ben Kingsley.

L'ambientazione è suggestiva e magica grazie soprattutto alle monumentali scenografie del solito Dante Ferretti (il sodalizio con Mr. Scorsese va avanti ormai da molti anni).

Il lungometraggio dura 126 minuti. Poco più di due ore che volano sul grande schermo con una scorrevolezza disarmante, merito di una storia enigmatica che si rivela poco a poco nella sua interezza.

A mio avviso la parte migliore è proprio l'ultima mezz'ora quando il maestro del cinema muto Georges Méliès scopre le carte e racconta (proprio come se si trattasse di una favola) la sua esistenza incredibilmente onirica vissuta sui primi set della storia del cinematografo.

Méliès è stato uno dei padri del cinema ed è, a tutt'oggi, considerato l'inventore degli effetti speciali... raccontare parte della sua vita era tutto fuorché semplice ma Hugo Cabret lo fa in modo rispettoso, brillante, convincente, creativo.

Secondo i Lumière il cinema era un'invenzione senza futuro... e se si sono sbagliati è anche grazie a pionieri geniali come Méliès che a costo di essere considerati folli si sono rimboccati le maniche forgiando un mondo parallelo da sogno, una via di fuga per le nostre vite nervose, in cui ci piace rifugiarci quando in giro fa troppo freddo e ci fa paura mettere fuori il naso per vedere cosa c'è, lì fuori.


Lucio Laugelli