Un tardo pomeriggio di fine estate, il vociare degli ultimi turisti al di là della finestra, un caldo terribile e i Love The Unicorn a palla nelle cuffie. Risale ormai a mesi fa il mio primo approccio con questa florida band romana alle prese con un vivace indie-rock dalle gustose venature electro-wave.

Paper Street intervista i Love The UnicornIl quintetto capitolino propone un sound animato da accattivanti sezioni ritmiche, capace di divertire e inebriare l'ascoltatore, sorprendendo con repentini cambi di umore e deragliamenti noisedelici. Gioia e tanta voglia di prendersi in giro come è giusto che sia a vent'anni e poco più. Back to 98, il loro Ep, è l'incarnazione della spensieratezza che soffia sul viso fino a scompigliarti i capelli. Tre brani che parlano di amore, sentimenti adolescenziali, bravate tra amici uniti dalla stessa sincera passione per la musica. Una band che si è già conquistata una buona fetta di pubblico con la propria energia e con un'ottima presenza sul palco. C'è la consapevolezza di vivere in un periodo di grande prolificità per la musica emergente ma al contempo è risaputo che affermarsi non è semplice. Non ci si perde d'animo. Bandita la tristezza, i ragazzi si innalzano a sognatori con i piedi ben saldi per terra. E tra urla e risate ci si rende conto che il loro non può che essere un futuro roseo.

Siete proprio sicuri di voler iniziare quest'intervista?

Iniziamo!

Bene, innanzitutto presentatevi, diteci chi siete, da dove venite... Non sia mai che a qualche sbadato sia sfuggito di ascoltarvi.

Siamo i Love The Unicorn: Marco Salah (voce e synth), Emiliano Salah (chitarra, voce), Riccardo Menghini (chitarra), Francesco Martino (batteria), Raffaele Capasso (basso e tastiere). Nasciamo nel lontano 2008 a Saragozza, ma con la formazione attuale suoniamo insieme da giugno. Nei LTU abbiamo due ragazzi egiziani, un medico, un avvocato, ma anche un musicista; insomma c'è un po' di tutto. Ci teniamo a dirvi che siamo anche dei bravi ragazzi!

Non vi chiederò da dove deriva il nome della band perché altrimenti potreste raccontarmi un'altra balla convenzionale; anche se devo ammettere che la storia del tatuaggio di Patrick Wolf era davvero interessante. Lo sapevate che Lady Gaga è ossessionata dagli Unicorni? L'idea di uno split insieme all'eccentrica artista potrebbe essere un modo per farsi conoscere anche all'estero, non trovate?

Beh magari tra una decina d'anni! Adesso proviamo a farci conoscere in Italia, poi magari penseremo all'estero... Cercheremo di sfruttare al massimo questa coincidenza!

Avete pubblicato un ep con tre tracce ma da tempo provate nuove canzoni dal vivo. A quanto ammonta l'attuale repertorio dei Love The Unicorn, e quando avete intenzione di registrare l'album?

Abbiamo moltissime canzoni. Ormai prima di ogni live dobbiamo scegliere quali tracce tenere fuori dalla scaletta, e la cosa ci piace molto; vuol dire che siamo affezionati a tutte le nostre canzoni e che fino a questo punto abbiamo lavorato sodo. Per quanto riguarda l'album non sveliamo ancora niente, vi diciamo solo che uscirà nel 2012!

Roma ha recentemente assistito ad un'esplosione di gruppi che suonano indie-rock. Molti di questi sono vostri amici... ma siate sinceri: pensate che l'emergere di tutte queste band abbia frazionato ulteriormente l'attenzione delle major/etichette discografiche, magari a vostro discapito?

Qui il discorso è un po' più difficile secondo me. Bisogna premettere che il problema di fondo è che nessuna etichetta, o quasi, investirà su di te se non ha la certezza di poter avere un ritorno. Il fatto che a Roma ci sia una bella scena dovrebbe essere un incentivo per chi potrebbe (e diciamo anche dovrebbe) investire. Purtroppo Roma è priva di alcuni meccanismi che magari ci sono a Milano o a Bologna, e alla fine si pensa solo al proprio tornaconto.

Uno dei vostri pregi è la capacità di scrivere pezzi di presa immediata. I vostri brani sono animati da un'incredibile spensieratezza, c'è tanta voglia di prendersi in giro e di coinvolgere il pubblico. Ho avuto la fortuna di assistere ad un vostro concerto e posso dire che anche dal vivo ve la cavate alla grande. Che aspettative avevate quando avete iniziato? E ora dove vi piacerebbe arrivare?

I LTU nascono con la voglia di divertirsi. La spensieratezza di cui parli ne è la prova. Puntiamo semplicemente a conquistare sempre più persone, a non stufare quelle già conquistate e a un bel disco contenente dieci belle canzoni; poi certo ci piacerebbe andare a suonare all'estero, giusto per vedere che impatto avrebbe tutto l'impegno che mettiamo ogni giorno per questa causa. Ah, dimenticavo: vorremmo aprire il concerto di una di quelle band che ci hanno cambiato la vita, ovviamente questo è un sogno...

Alcuni arrangiamenti dei brani sembrano ispirati alla musica dei tanto controversi anni '90. Vi siete soltanto limitati a cogliere un sound che è nell'aria oppure è stata una scelta?

Il nome dell'Ep ha ingannato un po' tutti, degli anni '90 non abbiamo neanche la pettinatura; è comunque un decennio che amiamo e a cui ci piace essere accostati. E' tutto frutto del caso, siamo in cinque ed ognuno ha i propri gusti, no?

Parliamo di Back to 98, primo video estratto dall'omonimo Ep. A prima vista può sembrare un pezzo gioioso, grazie anche alla sezione ritmica che valorizza la dinamicità del brano, ma basta analizzare il testo per capire che in realtà il tema portante è un altro. Si parla d'amore e della difficoltà di quest'ultimo di affermarsi. Colpevole ancora una volta la società e il suo essere disinteressata. E' il brano che ritenete più rappresentativo dell'ep? Dove prendete ispirazione per i testi? Vita privata o anche il mondo esterno?

Back to 98 è senza alcun dubbio il brano che più ci rappresenta, parla di una storia d'amore che probabilmente nel 1998, essendo un anno privo di eventi importanti, sarebbe stata più facile da vivere. Essendo io a scrivere i testi, ed il più piccolo dei 5, ti dico che il 98 neanche me lo ricordo, ma ho la netta sensazione che tutto fosse più semplice! Negli altri testi c'è molta vita privata: amore, scazzottate, notti folli, incidenti d'auto, unicorni...

Essere un gruppo emergente può per alcuni versi essere sinonimo di grande libertà artistica ma d'altro canto è vero che spesso porta ad una limitazione dei mezzi a disposizione. Quanto sarebbe importante per voi entrare a far parte di un'etichetta discografica? Assumete un'espressione dolce e provate a fare un appello!

Beh più o meno tutti i gruppi puntano ad un contratto no? Sicuramente per noi sarebbe importante, quasi una svolta. Le idee sono davvero tante e spesso non riusciamo a realizzarle per il semplice fatto che possiamo contare solo su di noi. A volte penso che alla fine, autoprodotti, abbiamo fatto ottime cose, magari aiutati da qualcuno potremmo fare ancora molto meglio. Tutto qui.

Aneddoti. Mi piacerebbe chiedervi due momenti, quello più positivo e quello più negativo nella vostra carriera da musicisti.

Il momento più bello per la band è in realtà molto recente. E' stato vedere la sala piena del Circolo degli Artisti (posto dove siamo cresciuti) cantare le nostre canzoni. Il più brutto è stato quello di essere stati costretti a vendere il nostro vecchio box; alla fine è partito tutto da lì, le nostre canzoni sono nate lì e non poter tornarci più è una di quelle cose che ci fa stare male sul serio.

Mi indicate qualche gruppo italiano degno della vostra stima?

Ce ne sono veramente tanti. La scena indipendente italiana ci sorprende ogni giorno. La nostra dichiarazione d'amore verso gli A Classic Education è ormai nota, il signor Clancy prima di tutti; poi ce ne piacciono tanti altri come Karibean, The Jacqueries, Porcelain Raft... potremmo andare avanti quasi all'infinito!

Un'ultima cosa, pura curiosità. Perché durante i live, quasi sempre vi portate dietro un ananas? E' un'associazione che mi sfugge!

Durante una delle prime serate con la nostra ultima formazione alla domanda "avete delle richieste in particolare?" rispondemmo "sì, un ananas". Ovviamente mai pensammo venisse esaudita! Invece tale Eros Toncli (organizzatore di quella serata) ce lo fece trovare al nostro arrivo. Ci piacque talmente tanto che ora è la nostra prima richiesta in ogni serata e quando non ci accontentano, andiamo a comprarlo noi dopo aver fatto il soundcheck. Ormai ci siamo affezionatissimi e ringraziamo ancora il nostro amico Eros.

Sentiremo parlare ancora di voi? Io lo spero!
Ciao ragazzi!


Ce lo auguriamo! Un saluto a tutti e grazie!


Mara d'Andria