Foto di scena ©Marco Davolio

Amleto – CollettivO CineticO

Sembrano colpi di tamburo i passi in corsa che si avvertono dietro al sipario. Alcune ombre filtrano sotto la fessura del velluto e si allungano fuori dalla ribalta: scomparendo e riapparendo in un gioco cadenzato. Poi, la musica di Shostakovich. Lo scenario rivela, allora, lo spazio spoglio di una muta lotta, cui protagonista è il movimento circolare disegnato dalla veloce falcata di tre performer, che, legati l’uno all’altro da corde elastiche, sono costretti a seguitare in un ipnotico e forzato giro per non cadere.

In questa breve e inquieta sequenza iniziale, preludio – solo temporale – all’Amleto di CollettivO CineticO, i cinque atti del dramma shakespeariano sembrano simbolicamente compiuti e conclusi. Il principio è il movimento. Attorno a esso la regista e coreografa Francesca Pennini sintetizza con sapienza creativa la famosa tragedia dell’esistenza, articolandola in immagini di carne e ossa, il cui moto è un rito, faticoso, desolante come il cerchio senza uscita che ci si costringe a proseguire.

Ma non basta, la pretesa è altra da questa “ouverture”. Bisogna addentrarsi, sviluppare le tematiche, non per senso di compiutezza ma per invertire registro, affinché l’opera assuma su di sé i contorni del play, in quell’accezione squisitamente anglosassone per cui i significati di «dramma» e «gioco» si sovrappongono. Ciò a cui si assiste da qui in poi, infatti, è un’indagine cinetica che si coniuga nelle forme ludiche dell’intrattenimento, nella sperimentazione di una diversa forma partecipativa all’arte dal vivo.

Ecco allora quattro anonimi contendenti al ruolo di Principe di Danimarca – quattro giovani e comuni ragazzi, autocandidatosi tramite internet – sfidarsi sul palco, ignari di quanto verrà loro richiesto, destreggiandosi tra prove di declamazione e sequenze di movimento, guidati dalla voce fuori campo della regista e dai tre silenti danzatori. Attraverso l’utilizzo di un applausometro sarà il pubblico a decretare colui che per una serata si aggiudicherà l’infausta corona.

Dalla tragedia al talent: nelle mani dei “cinetici” il dramma di Shakespeare esce dai binari della tradizione per traslarne il senso in epoca moderna, dove anche la ricerca dell’eroe passa per i comuni media (drammaturgia Angelo Pedroni). Ne consegue che l’ambìto ruolo di Amleto si conquista con presenza scenica, capacità di reazione: si seduce il pubblico per impadronirsi del titolo cui si aspira, e poi si rifugge. Il titolo di chi per eccellenza si smarrisce nella presa di decisione, di chi ricade in quella condizione di precarietà che è della scena come della vita.

Spogliandosi dalle frondosità del «già detto» e «già fatto», l’Amleto di CollettivO CineticO, è esperienza di condivisione che, senza rinunciare all'(auto)ironia, non dimentica il pungolante interrogativo esistenziale. Le dinamiche del gioco non sono che pretesto alla ricerca di un nuovo anello d’aggiungere alla catena, perché il frenetico galoppo intorno al dubbio – che risposta non dà – continui, senza certezza alcuna se non della corsa.

Quindi corri, “Amleto del giorno”, ancora una volta, ancora per una notte.

Ascolto consigliato

Teatro Vascello, Roma – 7 dicembre 2014

In apertura: Foto di scena ©Marco Davolio

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