danny boyle

Danny Boyle

100 registi (e tantissimi film) che migliorano una vita

Trainspotting significa guardare i treni passare, significa guardare la vita scorrere invece di sceglierla. È il primo grande successo di Danny Boyle, regista tra i più acclamati sulla scena mondiale, autore visionario e crudamente reale allo stesso tempo. Il lungometraggio sulla Edimburgo dell’eroina e dei tossici è solo il suo secondo film (il primo era Piccoli omicidi tra amici) ma è già cult, e sarà un successo tale da imprimere alla carriera di Boyle una dimensione se vogliamo problematica, come un peso con cui inevitabilmente confrontarsi nel suo cinema ormai rivolto al grande pubblico.

Qui si ritrovano infatti i due film successivi, Una vita esagerata e soprattutto The Beach con i quali Boyle non convince completamente. L’inversione dell’inerzia coincide con il bellissimo 28 giorni dopo, la storia distopica di uno uomo che si risveglia dopo ventotto giorni di coma e scopre che il mondo è stato infettato da un virus molto violento e dall’incubazione rapidissima. Ma è solo l’inizio: la consacrazione definitiva arriva con The Millionaire, che vince otto premi Oscar e lo innalza nel pantheon dei grandissimi. Curiosità: ha curato la meravigliosa cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Londra 2012.

“E’ certo un fenomeno di ogni stadio della vita… Beh, a un certo punto ce l’hai, poi lo perdi. E se ne è andato per sempre, in ogni stadio della vita. Georgie Best, per esempio, ce l’aveva…e l’ha perso. O David Bowie, o Lou Reed.”
- Lou Reed ha fatto cose da solista niente male… – “Sì, non sono male, ma neanche grandiose no? E in cuor tuo lo sai che anche se ti suonano bene in effetti sono solo…cagate!” (Sick Boy, Trainspotting)