Luna Park – LeVieDelFool Perinelli

L’altra faccia della Luna, o l’alieno che è in noi

Il 'Luna Park' de LeVieDelFool

È ancora possibile fare un viaggio ai confini della realtà?

In un mondo in cui tutto è “now”, “no limits”, “free”, è ancora immaginabile l’ignoto? Luna park. Do you want a cracker? de LeVieDelFool (al Florìda di Firenze la scorsa settimana con Made in China, per una mini-personale della compagnia romana, co-curata da Murmuris) è un tentativo in quella direzione: fuori dalle rotte 2.0, alla scoperta di un mondo finito ai margini.

A guidarci, dopo aver presto abbandonato l’asta del microfono, è Simone Perinelli (anche regista e drammaturgo), solo in scena: lasciamo le parole ai poeti, dice, e proviamo ad andare verso un oltre, un altrove, sembra aggiungere. Corpo marginale e-marginato, come un Virgilio dal forte accento romano e degradato alle basse sfere, l’attore ci condurrà nel suo regno mancato, quello periferico capitolino, dove la “tangenziale” sembra il punto che dà (ibb3