Bersaglio su Molly Bloom – Marcido Marcidorjs

Sinfonia per parola e donna

Con Marcido Marcidorjs risuona il flusso della Molly di Joyce

Chi ha avuto l’ardire di leggere per intero l’Ulisse di James Joyce? Ci sono dei capolavori che scontano la pena di essere più citati che effettivamente letti. Fra questi (la Recherche di Proust o l’Uomo senza qualità di Musil, per fare due esempi eclatanti), le più di mille pagine che raccontano un giorno qualsiasi della vita di Leopold Bloom, rientrano di diritto nella categoria. C’è un capitolo dell’Ulisse che invece ha goduto di molta più fortuna rispetto agli altri. Si tratta di quello conclusivo, Penelope-il letto – celeberrimo per rappresentare l’apice della sperimentazione del «flusso di coscienza» – che ironicamente sviscera l’essenza dell’anti-Penelope per eccellenza: Molly Bloom, moglie di Leopold, languidamente presa dai suoi pensieri prima di addormentarsi in attesa del rientro del marito.

Tutto questo, però, non c’è neanche bisogno di saperlo per assistere allo spettacolo della storica compagnia torinese Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, Bersaglio su Molly Bloom (2003): perché qui il monologo interiore è estrapolato dalla sua cornice romanzesca e presentato in una messinscena totalmente originale, ardita, stravagante e personalissima, che bando agli psicologismi diventa una grande celebrazione della parola e della sua micidiale potenza intrinseca.

Molly Bloom è un’anima polifonica rappresentata come un vero e proprio complesso orchestrale. In scena si distingue fin da subito la costruzione imponente e visionaria di Daniela Dal Cin (che nel 2003 le valse il Premio Ubu per la miglior scenografia), la cosiddetta «Grande Conchiglia», pala d’altare vivente e blasfema, già di per sé incombente metafora della femminilità.

Al suo interno sono disposti gli attori con il corpo intrappolato in bande bianche, che come in un contrappasso dantesco sono obbligati a gridare le parole di Joyce guidati dal regista Marco Isidori, presente sul palco proprio in veste di direttore d’orchestra. Le voci degli attori saranno così scomposte in una partitura musicale che, ora in assoli, ora in piccoli gruppi, ora in coro, oscilleranno tra le voglie e i ricordi, i pensieri quotidiani e i contrasti di Molly Bloom, trasformando uno dei monologhi più ostici alla lettura in una danza di parole serratissima e travolgente, in grado di esprimere in modi sempre diversi le sfumature di un linguaggio notoriamente complesso – che passa dal dato corporeo più insignificante al lirismo più alto – senza mai distogliere l’attenzione.

Questa frontalità esasperata, infatti, come anche la mancanza di un’azione vera e propria, non deve far pensare che il pubblico sia un mero “bersaglio” passivo di parole, tutt’altro. Perché proprio come durante un concerto la musica richiede un ascolto partecipato da parte dell’uditorio, così anche la compagnia chiede al pubblico la disponibilità a lasciarsi attraversare dalla musicalità del testo e dalle suggestioni, associazioni e immagini da esso create grazie al lavoro infaticabile dei sette impeccabili attori (Paolo Oricco, Stefano Re, Valentina Battistone, Virginia Mossi, Daniel Nevoso, Francesca Rolli, Margaux Cerutti) per tecnica e ritmo, anche se al centro della conchiglia spicca la sfaccettata intensità della prima attrice, Maria Luisa Abate, alla quale è affidata l’immortale sezione finale, quel «sì» di Molly Bloom ad abbracciare la vita intera che nella sua interpretazione acquista un’inedita e toccante verità.

Foto di scena: ©Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa

Grazie a un’esemplare operazione di adattamento drammaturgico, Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa riescono in un intento quasi impossibile, far esplodere teatralmente un flusso di pensieri indistinto. Quello di Molly Bloom: madre, moglie, amante, artista—donna; quella che per Joyce è una forza della natura indomita e oscura, quasi la reincarnazione moderna di un nuovo femminino sacro sensuale, conturbante, misterioso, indipendente e pieno di contraddizioni, di cui lo scrittore irlandese ha fornito uno spaccato così radicale da non conoscere eguali.

Ascolto consigliato

Teatro Vascello, Roma – 14 marzo 2017

Crediti ufficiali:
BERSAGLIO SU  MOLLY BLOOM
da James Joyce
con Maria Luisa Abate, Paolo Oricco, Stefano Re, Valentina Battistone, Virginia Mossi, Daniel Nevoso,Francesca Rolli, Margaux Cerutti, Marco Isidori
tecniche Sabina Abate
scena e costumi Daniela Dal Cin
regia Marco Isidori
produzione Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa
con il sostegno del Sistema Teatro Torino