Scende giù per Toledo – Cirillo

Nuovi segnali dalla periferia

Al Quarticciolo Cirillo 'scende giù per Toledo' in cerca d'amore

Il buon teatro non conosce né centro né periferia: a volte per scovarlo è necessario esplorare strade poco battute e la stagione romana 2016/2017 ne è la chiara dimostrazione. Se i grandi teatri faticano a trovare un riscontro con il pubblico, pur proponendo nomi di eccellenza e spettacoli d’indubbia qualità non supportati però da una progettualità abbastanza strutturata, altre realtà più defilate non si comportano soltanto da semplici contenitori di spettacoli ma sottendono altresì una visione ben chiara del teatro che presentano.

In poche parole: c’è una seria politica culturale alla base delle scelte.

Incastonato fra la Palmiro Togliatti e la Prenestina, il Teatro Biblioteca Quarticciolo – oltre ad essere un teatro e una biblioteca – è prima di tutto un polo di aggregazione culturale vòlto a riqualificare il quartiere attraverso il teatro, la danza e la musica, per far sì che la cultura non rimanga un momento isolato e avulso dalla realtà ma piuttosto uno strumento che possa innervare la quotidianità e rendere i cittadini più consapevoli.

Diretto da Veronica Cruciani, dopo un anno di chiusura dovuto all’assegnazione definitiva della direzione artistica a seguito di un bando pubblico, il teatro presenta una delle programmazioni più vivaci e interessanti della stagione, ed è per questo che in una fredda domenica di metà gennaio un pubblico numeroso si accalca a fare la fila per assistere a Scende giù per Toledo del regista e attore campano Arturo Cirillo: monologo tratto dalla trasposizione dell’omonimo romanzo di Giuseppe Patroni Griffi che nel 1975 creò un certo scompiglio, poiché portava alla luce la vita sommersa dei femminielli napoletani, ancora prima di Enzo Moscato e Annibale Ruccello.

Colorata ed esuberante come un personaggio di Almodóvar, Rosalinda Sprint, la protagonista, “scende giù per Toledo” e ha sempre fretta, una fretta terribile. Ora deve farsi la tinta, ora va dal sarto a ritirare il paltò, ora si reca al porto a lavorare come prostituta. In scena però, c’è solo la sua stanzetta modesta a Montecalvario (un letto, un paravento, uno specchio e poco altro) che diventa presto un luogo immaginifico popolato dal suo presente e passato, dagli uomini che entrano e fuggono dalla sua vita, come anche dalle eccentriche compagne “Marlene Dietrich”, “Maria Callas”, “la Baronessa”, che dietro l’amaro sarcasmo e le collane luccicanti nascondono, proprio come lei, un fondo di solitudine, dolore e percorsi di vita ormai dimenticati.

Arturo Cirillo è solo in scena ad interpretare Rosalinda Sprint e tutti i personaggi che la circondano, in un connubio fra movimento e parola organico e puntuale, passando agilmente dalla prima alla terza persona (come nel romanzo), dalla voce off alla voce viva che, attraversando un’ampia gamma di sfumature interpretative, evoca le disavventure di Rosalinda Sprint nella scrittura viscerale, cruda, poetica di Patroni Griffi in cui si scontrano la tenerezza e la violenza, il sangue e la merda, le illusioni e la realtà, sullo sfondo di una Napoli vischiosa e implacabile da cui è tanto difficile staccarsi per approdare infine alle scogliere di Dover che “non sono poi così bianche” come Rosalinda aveva immaginato.

Forse il romanzo comincia a far sentire il peso dei suoi anni, rimanendo ancorato a una realtà che oggi sembra un po’ datata. Tuttavia il pubblico, il buon teatro, lo intercetta sempre e lo trova nel lavoro di Arturo Cirillo, che riesce a restituire con delicatezza e misura una storia di feroce marginalità e discriminazioni, facendo emergere l’ingenua e struggente figura di Rosalinda Sprint e il suo bisogno disperato d’amore per cui è disposta a pagare tutto il prezzo.
 

Lei, con tutta sé stessa; il resto del mondo, in contanti.

Ascolto consigliato

Teatro Biblioteca Quarticciolo, Roma – 22 gennaio 2017

Crediti ufficiali:
SCENDE GIÙ PER TOLEDO
di Giuseppe Patroni Griffi
regia di Arturo Cirillo
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
musiche originali Francesco De Melis
con Arturo Cirillo
luci Mauro Marasà
produzione MARCHE TEATRO-Teatro Stabile Pubblico e Fondazione Napoli Teatro Festival