Andreoli Kent

A Roma il teatro vola sui Terrazzi

'Kent' o quel Superman troppo umano

Il teatro per esprimersi ha bisogno di spazi, luoghi che molto spesso una politica poco attenta al mondo culturale non offre. Questa è la situazione di Roma, dove le compagnie e gli artisti indipendenti faticano a trovare uno spazio adeguato in cui creare e presentare i propri lavori. Per soddisfare questa esigenza negli ultimi anni nella città sono nati spazi improvvisati, cantieri artistici dove ci si rimbocca le maniche e ci si ingegna su come trasformare una cantina, un garage o una soffitta in un Teatro.

Seguendo questi instancabili e ingegnosi outsider si attraversa tutta la città, dal centro alla periferia fino ad arrivare sui tetti di Roma. Qui Cristiana Vaccaro ha messo in scena Kent, scritto da Marco Andreoli (Circo Bordeaux – Rampa Prenestina – Kyo Art Production).

Se negli anni Novanta la notizia di certi eventi fuori dai circuiti tradizionali veniva diffusa attraverso fanzine e passa parola, nell’era 2.0 si parte da Facebook, dove è stata creata una pagina per lo spettacolo. L’evento viene condiviso, chi vuole partecipare si iscrive e aspetta i dettagli: segreto, fino al giorno della messa in scena, il luogo, a cui si può accedere solamente dopo aver pronunciato una parola d’ordine. Così i terrazzi di Roma si trasformano in palcoscenici en plein air.

Sulle musiche dal vivo di Stefano Switala compare un uomo, Pietro (Matteo Quinzi) pronto per suicidarsi; a salvarlo arriva di corsa un tipo strano, un occhialuto giornalista dall’aria misteriosa (Valerio Di Benedetto). Inizia così un dialogo in cui i due si raccontano e man mano i pezzi del puzzle si uniscono, i loro caratteri e le loro identità si svelano. Uno è un supereroe, Clark Kent in arte Superman, e l’altro, l’aspirante suicida, è un giardiniere innamorato.

Ognuno porta sulle spalle il peso di nascondere una parte di sé stesso: Kent i suoi superpoteri, Pietro l’amore segreto per una donna.  Segreti inconfessabili che l’incontro svela, insieme ai meccanismi psicologici dei due personaggi. Il nucleo drammaturgico dello spettacolo ruota tutto intorno ai contrasti tra i due uomini e le loro personalità. Gli attori usano molto bene la carta dell’empatia e dell’immedesimazione tanto da permettersi di giocare con sicurezza alcuni momenti d’improvvisazione.

Andreoli Kent

Ma senza ombra di dubbio la parte più interessante dello spettacolo è la messa in discussione dell’eroe. Il superuomo nietzscheano creato da Jerry Siegel e Joe Shuster ammette di aver sbagliato qualche volta e di sentire il peso della responsabilità del proprio ruolo. Un Superman umano, troppo umano che si confida con un uomo comune sull’orlo del baratro. E sarà proprio questo il suo errore più grande, avvicinarsi troppo all’umanità che deve difendere, capirla e immedesimarsi nei suoi problemi.

Tutto questo renderà l’invincibile Superman di Andreoli incapace di vedere il male che gli sta di fronte: metafora di una società, la nostra, che non è più in grado di riconoscere l’orrore che alcuni suoi figli nascondono, come tristemente ci raccontano le storie di cronaca dei giornali in questi giorni.

(Foto ©Giuseppe Nucci)

Ascolto consigliato

Terrazzi Tour, Roma – 26 luglio 2016