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Unknown Pleasures – Joy Division

C'è il sole! C'è il sole mentre guidi sulla circonvallazione. Intorno a te decine di automobili con vessilli nerazzurri sventolanti e clacson suonati in maniera del tutto insensata. Questione di scudetti. Beata ingenuità virile.

“Love Will Tear Us Apart” dei Joy Division, 80 chilometri all’ora e uno sbadiglio di primavera. Guance umide, occhiali da sole che scivolano sul naso bagnato e trucco sciolto in un make up evidentemente Unwaterproof. “Stiamo prendendo strade diverse”. Già. Tiri su col naso, cambi marcia, acceleri e il synth si avvolge alla voce di Ian Curtis, e la voce di Ian Curtis si avvolge alla tua inquietudine, in uno strano abbraccio in cui il tormento, dignitoso e consapevole, è squisitamente lecito. Rimandi indietro il pezzo. Sembra quasi primavera e, con il sole, è come se tutto fosse grossomodo più accettabile. Batti appena i palmi delle mani sul volante a tempo di musica e, nel farlo, pensi che non c’è un cazzo da fare: tu il tempo non lo sai portare.

Inchiodi al semaforo e un lavavetri dichiara guerra al microsistema di impurità metropolitane che coltivavi scrupolosamente sul parabrezza da mesi. Gli dai 50 cents e riparti.

Love. Love will tear as apart. Again.
Senza rabbia e senza rassegnazione. Un altro “ciao”, un altro “a presto” che verrà comunque troppo tardi. Allontanarsi e riavvicinarsi, accumulare smagliature nell'anima e fingere quotidianamente che non ci siano, che il tempo non passi, che le circostanze non ci portino lontano da dove, invece, avremmo voluto.