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La distruzione della realtà in tre movimenti

Bisordi inaugura la 'Repubblica della Felicità' di Crimp

«Perché sei qui, Bob?
Se devo dire la verità, non ne ho la minima idea.
Mi sono detto – potrei apparire all’improvviso!
E così, eccomi. Sono apparso all’improvviso.»

Proprio come i terrori più reconditi si manifestano all’improvviso senza un particolare motivo, così esordisce l’esagitato zio Bob al “tranquillo” pranzo di Natale della sua famiglia: accennando la sua imminente partenza con la crudele compagna, Madeleine, non prima però di aver rigurgitato senza filtri tutto il peggio che pensa, o meglio, tutto il peggio che Madeleine pensa della sua famiglia. È in questo clima festivo – in un interno casa semi-buio (scene Paola Castrignanò) –  che inizia In the Republic of Happiness di Martin Crimp, per la regia di Giacomo Bisordi.

Premessa: rappresentare il prototipo della famiglia occidentale-borghese-benestante, sineddoche di un intero sistema di valori, credenze e stili di vita. Obiettivo: demolirla dall’interno con lucida cognizione di causa. Ma questo è solo l’inizio, perché la famiglia costituisce soltanto una parte di una riflessione più ampia che ingloba proprio la felicità del titolo: non tanto la sua ricerca quanto la sua estremizzazione distopica, per vederne poi le conseguenze.

Sembrano quasi riecheggiare le stesse preoccupazioni che avevamo trovato nel Candide di Mark Ravenhill, ovvero: come facciamo a essere così infelici e insoddisfatti nell’era del benessere? E come Ravenhill, anche Crimp ha bisogno di esplorare diversi scenari – tre – per mettere in discussione la realtà da diverse angolazioni: rispettivamente la famiglia, l’individualità e lo Stato.

La libertà è soltanto la deriva del solipsismo esasperato del nostro tempo; la felicità, l’ammantarsi di verità illusorie, come quella di vivere per sempre, o di essere giovani e in salute. Ecco che dopo la famiglia è il turno di verificare le piccole-grandi ambizioni del singolo ne “Le cinque libertà fondamentali dell’individuo”, che prendono vita in scene corali a metà strada fra un manuale vivente di self improvement e pubblicità progresso sui generis di una potente ed esilarante verità scenica.

Si susseguiranno così il diritto di essere artefici del proprio destino, di tralasciare totalmente la politica, quindi ogni responsabilità; o ancora, di provare un terribile trauma e di superarlo, ovvero i dettami mascherati (estremizzati, parodizzati) di una società che rimuove la morte, la malattia e qualsiasi sentimento scomodo per esaltare l’egoismo e il tornaconto personale.

Giacomo Bisordi dirige – c’è da dirlo – un gruppo di attori formidabili (Carlo Reali, Ludovica Modugno, Gianluigi Fogacci, Cristina Poccardi, Anna Chiara Colombo, Pilar Fogliati, Paolo Briguglia, Lucrezia Guidone); e firma una regia che è un congegno impeccabile di grottesco e sarcasmo distruttivo, declinando al meglio la libertà e la varietà di registri che concede un testo complesso e aperto alla sperimentazione linguistica, e quindi interpretativa, come è quello di Crimp, che disintegra la consequenzialità narrativa come anche la nozione tradizionale di personaggio, aprendo sempre nuove possibilità d’interpretazione e di ricezione, come avveniva già in Attempts on Her Life.

Così, nello scomporre, rovesciare, “distruggere” la realtà in tre movimenti, Martin Crimp si dimostra un osservatore acuto e lucido – anche se a volte con una tendenza fin troppo moraleggiante – della società e delle sue disfunzioni. Alla fine, non sappiamo come uscire dall’impasse, anche se sicuramente la strada non è quella segnata dalla Repubblica della Felicità del terzo quadro, in cui ritroviamo Bob e Madeleine, un luogo imprecisato anti-idilliaco proprio perché la felicità realizzata ha azzerato tutto, persino il concetto di felicità stessa.

Ascolto consigliato

TREND, Teatro Belli, Roma – 18 dicembre 2016

Crediti Ufficiali:
NELLA REPUBBLICA DELLA FELICITÀ
di Martin Crimp
traduzione Enrico Luttmann
regia Giacomo Bisordi
prima rappresentazione italiana

con
nonno Carlo Reali
nonna Ludovica Modugno
papà Gianluigi Fogacci
mamma Cristina Poccardi
Debbie Anna Chiara Colombo
Hazel Pilar Fogliati
zio Bob Paolo Briguglia
Madeleine Lucrezia Guidone

scene Paola Castrignanò
costumi Anna Missaglia
luci Javier Della Monache
musiche Giuseppe Vadalà

canto Sarah Biacchi
aiuto regia Cristina Mugnaini
assistente alla drammaturgia Alberto Onofrietti
assistenza ai movimenti Marco Angelilli
assistenti alla regia Lorenzo Parrotto, Paola Senatore
fonico Giuseppe Famularo

foto di scena Manuela Giusto
locandina e grafica Studio Kmzero
shooting fotografico Marco Montanari
assistente allo shooting Cecilia J.Santoni

produttore esecutivo Cristina Poccardi
TREND _ Nuove Frontiere Della Drammutargia Britannica
rassegna a cura di Rodolfo Di Giammarco

una produzione Schadenfreude
in collaborazione con Società per Attori
in collaborazione con l’Accademia Nazionale D’arte Drammatica “Silvio D’amico”
si ringrazia il Teatro di Roma