Foto di scena ©Fabio Artese

Vero è indigesto?

Al Vascello i 'Peperoni difficili' di Rosario Lisma

La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.

E se non fossimo pronti alla verità? Se dire sempre il vero alla mamma, non raccontare bugie a un compagno, inneggiare alla verità su Moro, Regeni, Dio, non fosse ciò di cui abbiamo bisogno?

Si dice che l’uomo tenda per sua stessa natura alla verità, che si sforzi di raggiungerla, illudendosi di poterla “sentire” come fosse un’emozione, dimenticandosi invece che è un fatto.

Bastano l’interno rassicurante di una canonica (scene Eleonora Narsi), quattro sensi di colpa a confronto e il pretesto di un piatto – per antonomasia – indigesto, perché la sala del Vascello si trasformi in un colabrodo di certezze dissolte.

Siamo in provincia, in un tempo che si precisa nell’immagine di ragazzi che passano il pomeriggio a tirare calci a un pallone nel cortile dell’oratorio: padre Giovanni (Rosario Lisma) e le sue certezze da sacerdote – più per forza che per vocazione – si sgretolano quando torna dall’Africa sua sorella Maria (Anna Della Rosa), la classica meteora impazzita che turba l’equilibrio e che interviene a portare la sua “verità” nelle vite del neo-separato Filippo (Andrea Narsi) e di suo fratello Pietro (Ugo Giacomazzi), affetto da disabilità: in scena, dunque, due perdenti e due sconfitti.

Foto di scena ©Fabio Artese

Quello che Rosario Lisma – anche autore e regista – mette in scena è un tiro mancino, uno scherzo teatrale che, servendosi della commedia, riesce a servire in tavola qualcosa che in Africa si chiama “memonguaichè”: peperoni difficili (prod. Teatro Franco Parenti in collab. con Jacovacci e Busacca).

L’invidia mai liberata di Giovanni per sua sorella Maria, il senso di inadeguatezza e malessere di quest’ultima, la difficoltà di amare se stessi al di là di un amore o di una malattia che si stenta ad ammettere: sono come gli aromi di una ricetta che ha come ingrediente base proprio nostra signora Verità.

Foto di scena ©Fabio Artese

Riuniti intorno al tavolo di una cena tra amici, i tre uomini dovranno fare i conti con la donna dispensatrice di verità non cercate. Sarà proprio lei a risvegliare i complessi di Giovanni, riducendolo a perdersi in improbabili crisi mistiche; sarà lei a scuotere dal torpore del rifiuto di un matrimonio andato a male il bidello Filippo; e sarà ancora lei a funzionare da specchio impietoso per la malattia di Pietro.

E così, a dispetto di quei peperoni mai consumati, si dipanano questioni teologiche e filosofiche, si citano Sant’Agostino e San Tommaso, ma si guarda anche una finale di coppa e si intonano canzoni sbagliate. Ecco che alla fine qualcosa ritorna: è vero ciò che è vero o è vero ciò che serve? L’amore che nasconde la realtà dei fatti può vincere la forza d’urto della verità?

Foto di scena ©Fabio Artese

Resteranno un abbraccio, poche certezze e – parafrasando Goebbels –  una minuscola verità: ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una (confortante) verità.

Letture consigliate:
• Lamentarsi in bilico fra realtà e apparenza: ‘Kvetch’ di Berkoff/Bisordi, di Sarah Curati
• Nella gabbia delle proprie paure: all’Argot debutta ‘Nessun luogo è lontano’ di Rappa, di Adriano Sgobba
• ‘I Vicini’ e la paura inconfessata del confronto: Paravidino varca la soglia del non-detto, di Elena Cirioni

Ascolto consigliato

Teatro Vascello, Roma – 11 maggio 2016