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Paper Street intervista Sara Lov

Sara è una voce suadente hawaiana che ad un certo punto, per via dei genitori, si ritrova a Los Angeles. Alle nostre orecchie non è del tutto nuova. Il 18 settembre 2015 è uscito per Irma Records Some Kind Of Champion, terzo disco solista della signorina Lov.
Tra pochi giorni sarà in tour nel nostro stivale. Andate a farle i complimenti ben informati.

Quali sono le più importanti collaborazioni in questo tuo Some Kind of Champions?

Otto canzoni sono frutto della collaborazione con altre persone, che mi hanno donato la musica e io ci ho messo le parole. Con Scott Leahy ho scritto tre canzoni assieme, poi una Hauschka, mentre due sono merito di Dustin O’Halloran, un mio ex compagno di band con i Devics e quindi ancora una da parte di Zac Rae, il quale, tra l'altro, ha anche prodotto l'intero album. Trovo davvero sorprendente poter collaboratore e trovare tutti questi sapori diversi che adoro tentare di mettere, per così dire, a fuoco nel cantare. Di gran lunga la mia parte preferita.

Questo è per te, nonostante le collaborazioni che hai appena citato, un disco prettamente da solista. Ora fare un viaggio da sola lascia sicuramente più libertà, ma comporta anche maggiori responsabilità. Se dovessi dire un qualcosa in particolare che ami di aver intrapreso questa carriera solista, quale sarebbe? E invece c'è un aspetto che rimpiangi di quand'eri in una band?

Per risponderti posso dirti che essere in grado di fare qualcosa da sola è già, automaticamente, fonte di grande, grandissima soddisfazione. Potere prendere in totale autonomia le proprie decisioni creative è una cosa meravigliosa, senza scendere a compromessi, tuttavia a volte non è affatto semplice trovare la motivazione quando non c’è qualcun altro che ti spinge in un detto progetto. In questo disco, grazie alla tante collaborazioni, credo di aver potuto trovare una buona e giusta misura.

Potresti spiegarci meglio la campagna su PledgeMusic?

PledgeMusic è un fantastico modo per coinvolgere i fan in tutto il mio processo di realizzazione dell'album. Non è semplicemente un fatto di trovare le risorse necessarie, ma è anche e soprattutto una sorta di incoraggiamento e sostegno quotidiano. Non voglio sembrare esagerata ma è stata un'esperienza incredibile e senza alcun dubbio la ripeterò anche per il prossimo album.

Durante i tuoi prossimi concerti italiani, davvero numerosi tra l'altro, suonerai anche brani dei tuoi album solisti precedenti? E se non sarà così a che tipo di scaletta stai pensando?

In questo tour mi giostrerò in un mix di vecchie e nuove canzoni e magari anche un paio dei Devics, ma non troppe!

Come è andata che nel 2010, in occasione dell'album I Already Love You, hai registrato una cover di La Bambola della “nostra” Patty Pravo?

Io adoro quella canzone! L'ho sentita per la prima volta intorno all'anno 2000, quando ho vissuto in Italia. Avevo voglia di interpretare una canzone italiana e più ne ascoltavo più sapevo che, alla fine, avrei suonato proprio quella. Non l'ho scelta io ma è stata lei a scegliermi!