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Paper Street intervista Erri De Luca

La parola contraria è l’ultimo libro di Erri De Luca edito da Feltrinelli e distribuito a un prezzo tale da garantirne l’accessibilità: è una testimonianza della sua esperienza con la giustizia seguita all’incriminazione per aver “istigato al sabotaggio della TAV in Val di Susa”. All’interno del libro si parla del limite che non dovrebbe varcare la prevenzione del terrorismo per non diventare persecuzione dell’opinione, della società che sta inquinando i territori ritenuti “area d’interesse strategico” e gli animi dei loro abitanti. In poche pagine si passa dal movimento anarchico, al ricordo di Pasolini, all’importanza di tenere presente la ricchezza della lingua italiana e la molteplicità di significati che ha in sé la parola “sabotaggio”. Prima della presentazione del libro presso La Feltrinelli di Lecce, abbiamo approfittato della sua disponibilità per toglierci qualche curiosità in esclusiva sull’artista Erri De Luca, prima che sullo scrittore socialmente impegnato.

In La parola Contraria afferma che l’ambito dello scrittore è la parola, per cui gli spetta il compito di proteggere il diritto di tutti a esprimere la propria. Quindi, a quante più persone arriva la parola dello scrittore, tanto più sarà tutelata quella dei “senza voce”. Come crede si possa agire per contagiare quante più persone possibili con il virus della lettura?

Intanto la scuola e gli insegnanti: che scelgono un libro, lo discutono o fanno leggere in classe, magari con la possibilità di invitarne l’autore o l’autrice. In questi giorni che ho passato in Puglia ho fatto proprio questo, degli incontri con studenti che avevano letto e avevano un’attenzione e una vivacità intellettuale che era stata stimolata certamente dalla lettura ma anche dal corpo insegnanti.

Quella per la cultura è una battaglia di minoranza, chi è il nemico?

Il nemico di questa battaglia sono i governi che si sono succeduti e che hanno continuato a tagliare i fondi alla cultura. Considerano la cultura e il turismo come dei carichi pendenti, quando sono invece la nostra migliore offerta commerciale. Secondo me il Ministero della Cultura dovrebbe essere il ministero principale. Non ce ne facciamo niente di un Ministero della Difesa, siamo già dentro una difesa integrata e non siamo minacciati da nessuna invasione. Invece stiamo tagliando le gambe all’unico prodotto che possiamo vendere in esclusiva.

Cosa leggeva da ragazzo e cosa legge ora? È cambiato quello che cerca nell’aprire un libro?

Cerco sempre lo stesso: quella parte del libro che mi rivela una parte di me che era già lì ma doveva trovare le parole per affiorare. Cerco sempre la sorpresa di riconoscere qualcosa di me stesso dentro le pagine. Da ragazzo leggevo molta poesia, adesso lo faccio ancora ma leggo più narrativa, però un po’ antica.

Un autore da scoprire che consiglierebbe ai suoi lettori?

Consiglio ultimamente dei libri di Israel Yehoshua Singer, il fratello di Isaac Bashevis Singer, Premio Nobel per la Letteratura. Io ho avuto la fortuna di leggerlo in lingua originale, ma le traduzioni italiane sono ottime.

Con Il turno di notte lo fanno le stelle , ha mosso il suo primo passo nel mondo del cinema. Le piacerebbe cimentarsi nella scrittura di una sceneggiatura, o vedere un suo romanzo portato sul grande schermo?

Come desiderio di vedere una mia storia al cinema no… però sono capitate delle offerte e quando capitano le valuto.

Sia attraverso i suoi libri che attraverso il suo vissuto lei opera come partigiano del sociale, dell’umano meglio dire. Tante sono le tematiche di cui s’interessa, oltre alla più conosciuta questione della TAV. Un’altra battaglia che ha ancora pochi reali sostenitori riguarda le questioni di genere. Cosa ne pensa lei? Nei suoi romanzi le donne hanno spesso un ruolo rivoluzionario nella vita del protagonista.

Che si tratti di un’urgenza di uguaglianza di trattamento sul posto di lavoro e nella società mi sembra il minimo. Però io sono per la disparità di genere, i generi sono dispari [sorride, ndr]. E anche nella scrittura sacra, la donna viene creata dopo ed è il prodotto finale e quindi perfezionato del semilavorato maschile. C’è una disparità nella nostra costituzione genetica che è un valore e le donne hanno un vantaggio!

Riportando la conversazione sul motivo per cui lei è qui stasera, nel libro sottolinea come, sul banco degli imputati, presso il tribunale di Torino, prima della sua persona sia stato messo l’art. 21 della nostra Costituzione, cioè la libertà d’espressione. M’incuriosirebbe sapere cosa pensa della vicenda Charlie Hebdo, che ha sollevato accesi dibattiti proprio sulla libertà d’espressione ed eventuali limiti a cui andrebbe sottoposta.

Penso che quella redazione di Charlie Hebdo sia l’ultima esalazione del movimento anarchico. Quello che ha in comune con il movimento anarchico è l’irriverenza verso qualunque tipo di potere. Il movimento anarchico è un movimento estinto dal punto di vista della forza politica, però resiste in pochi casi come questo, dove l’irriverenza era militante e non guardava in faccia ad alcuna autorità costituita, religiosa o civile che fosse. Con gli anarchici è un po’ come con i vulcani, dopo la grande esplosione, la fase finale è quella dell’esalazione… la redazione di Charlie Hebdo esalava zolfo! A quell’attentato ha risposto la Francia a nome dell’Europa, a nome di noi tutti, con una manifestazione di popolo così gigantesca, così unanime, decisa a ribadire con la sua presenza fisica il valore della libertà di stampa a tutti i costi, che insieme all’uguaglianza e alla fraternità, sono quella trinità laica che muove proprio dalla Francia per poi impregnare di sé tutte le altre costituzioni, le nostre. La Francia ha saputo essere all’altezza di quell’aggressione.