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Occhio alla TV a Sanremo per Paper Street (Terza Serata)

Giovedì 14 Febbario 2013, 3° Puntata:

Mietta e Amedeo Minghi non avrebbero potuto fare meglio.
Con il tormentone senza tempo “dudu-dadada” si apre il terzo appuntamento del Festival della Canzone Italiana.
Lucianina con un improbabile vestito tridimensionale, si avvicina al suo Fabio amoreggiando con ironia, proprio nel giorno di San Valentino.
Tenendo conto che nella serata del giovedì devono esibirsi i 14 artisti Big in gara più 4 dei cantanti della sezione giovani, non si perde altro tempo e la gara inizia subito.

Simona Molinari, con il prodigioso Peter Cincotti, apre le danze; prosegue poi un delicato ma meno emozionato Mengoni con il brano “l’Essenziale”, che ascoltandolo per la secondo volta risulta meno prevedibile e scontato di quello che poteva apparire inizialmente.
“La Canzone Mononota” del camaleontico Elio è la terza canzone in gara. Il pubblico in sala fischietta il motivo e tiene il ritmo con le mani. Vista l’età media all’Ariston, tutto ciò è un record.

Nel frattempo ci si chiedeva: come mai la Littizzetto è così ingessata? E subito è arrivata la smentita.
Al termine del brano di Elio, il sempreverde stranoto direttore d’orchestra Beppe Vessicchio, si sottopone al taglio del pelo di barba da parte di Luciana, chè vuole conservare un ricordo-reliquia di questo festival. E chi se non Vessicchio ne è un simbolo?
Con le forbici e la reliquia in mano e Fazio che la zittisce e la ricompone, annunciano Malika Ayane.

Al rientro dalla pubblicità i due amici-conduttori siedono nuovamente sui gradini dell’imponente scenografia e si interrogano sull’amore, scivolando in un tremendo de-javù : il monologo.
Un soliloquio al femminile, rivolto all’universo maschile, attraverso una retorica proposizione dello schema: “noi donne vi amiamo anche se…”.
L’epilogo dell’assolo di Luciana, inserito nel contesto della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, si trasforma in un improvvisato flash-mob rosa, con la presenza di molte signorine sul palco che insieme a Lucianina “ballando ballando” (slogan dell’iniziativa mondiale) e agitando un nastrino rosa, chiedono dignità e rispetto.
I pubblico, anche il più apparentemente conformista, applaude soddisfatto e qualcuno dalla prime file urla: “E’ questo il festival che ci piace!”.
Quando il termine nazional-popolare diventa cultura e veicolo di valori di umanità di rispetto di tolleranza e sensibilizzazione, anche San Remo ha diritto di esistere ancora.

Terminato lo scossone emotivo, l’atmosfera si raffredda nuovamente e la gara riprende. I Marta sui Tubi sono i prossimi ad esibirsi; poi è la volta di Chiara, che nonostante la pochissima esperienza di palco, riflettori e orchestre risulta comunque molto determinata e consapevole delle sue potenzialità.
Il weed-wall progettato dalla Montinaro (prima scenografa donna del Festivabb3