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67esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

La Pecora Nera - Ascanio Celestini

di Andrea Livraghi

La Pecora Nera - Ascanio Celestini Un film da ascoltare. Così Ascanio Celestini definisce la Pecora Nera, il lavoro (di cui è regista, sceneggiatore e attore) presentato ieri al Lido e primo film italiano in concorso. Non un film sui manicomi, che si vedono e basta, ma sulla pazzia, che invece si vede e si sente. La si ascolta, e a volte infastidisce.

Celestini racconta il disagio attraverso il monologo, con le filastrocche e con le barzellette. "Ciò che costruisco poi lo disfo", "Se si mettono le cose in ordine poi si ritrova tutto". Prima (gli anni 60, "i favolosi anni 60") e dopo. Dentro (il manicomio) o fuori. Porte scorrevoli e cancelli di metallo chiusi a chiave. I supermercati e i manicomi imprigionano la ragione e la follia, rendendo impossibile ogni tipo di comunicazione. In mezzo ai due mondi c'è solo l'amore, quello sussurrato a Dio dalle suore che piangono davanti all'immagine del Santo Padre in televisione e quello urlato nel parcheggio di un supermercato da Nicola alla sua amata.

Il film strappa diversi minuti di applausi e anche qualche risata. Quel tipo di risata di cui ci si vergogna subito, come quando si ride di un matto che ha appena detto una cazzata.


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Tag per questo articolo: venezia 67 ascanio celestini pecora nera manicomio