di Sara Casanova
Film di apertura della Sezione Orizzonti, La belle endormie è il secondo caso, dopo Barbe bleue in cui la regista francese Catherine Breillat si confronta con una fiaba popolare.
Se l’introduzione rimane pressoché fedele alla versione originale di Charles Perrault , nelle intenzioni della regista la pellicola è il resoconto di una vita che inizia, una reinterpretazione in cui le avventure della protagonista diventano spunto di riflessione sulla crescita e sul passaggio dall’età dell’innocenza alla pubertà.
La principessa Anastasia nasce avvolta da una luce diffusa proveniente da una tipica finestra piombata nordica e tutto rievoca le atmosfere dei quadri di Vermeer. Ancor prima di essere accolta tra le braccia della madre, la fata Carabosse le predice una futura sventura e poco potranno fare le tre fate buone, arrivate in ritardo perché troppo impegnate a giocare nel fiume. Cercando, spaventate, di porre rimedio riescono a mitigare la maledizione: se proprio la piccola dovrà pungersi ed addormentarsi, che almeno nei lunghi anni di torpore Anastasia possa vivere nei propri sogni!
Iniziano così le avventure della principessa, che si mescolano ad altre fiabe come “La regina delle nevi” di Hans Christian Andersen, e la vedono girare da un luogo all’altro della sua fantasia, tra nuove conoscenze, amicizia, streghe e magia.
Ma questa prima parte molto “alla Narnia” viene interrotta dal brusco risveglio della bella addormentata: anche alle principesse delle fiabe tocca crescere e confrontarsi con il mondo reale e, dalla spensieratezza dei sei anni si passa ai temi dell’amore, della passione e della ricerca dell’ identità sessuale.
Ci vorrà tempo e pazienza per entrare a fare veramente parte di quella nuova realtà, ma, sciolti uno dopo l’altro i lacci del vecchio scomodo corsetto, il lungo vestito bianco dell’innocenza viene sostituito da minigonna e calze velate, pronte ad essere strappate da nuove avventure.