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I Corrupt All Cops - Wong Jing

di Giorgio Placereani

I Corrupt All Cops - Wong Jing Negli anni '70, quando Hong Kong era ancora colonia inglese, la corruzione nell'apparato pubblico e nelle forze dell'ordine era dilagante. Per combatterla fu fondato un corpo speciale di polizia chiamato ICAC, Indipendent Commission Against Corruption (e non sorprende che gli agenti ICAC non fossero precisamente popolari presso i loro colleghi). Per inciso, sull'ICAC la tv hongkonghese programmò una bellissima serie di telefilm, quasi tutti diretti da Ann Hui.

Ora questa vecchia pagina di storia criminale viene rispolverata dal regista/sceneggiatore/produttore Wong Jing, re del cinema popolare e dell'exploitation hongkonghese, dotato di un incredibile fiuto per i generi di successo, di una buona capacità di messa in scena e di una sfacciataggine smisurata. Basta dire che nei titoli di testa del film la sigla ICAC si trasforma nell'irridente acronimo di “I Corrupt All Cops”! (Sarebbe però interessante sapere se questo scherzo non risalga già ai tempi dell'ICAC stessa). Molta acqua è passata sotto i ponti di Hong Kong, che adesso appartiene alla Cina – e Wong Jing non se lo dimentica. E' assolutamente deliziosa l'ironia della voce narrante in apertura che asserisce compunta che oggigiorno gli amministratori hongkonghesi sono rinomati per la loro incorruttibilità; mentre una volta invece...

I Corrupt All Cops assomiglia stranamente ai vecchi e trucidi “poliziotteschi” italiani alla Umberto Lenzi – con in più i valori produttivi dell'abile Wong Jing, per esempio una bella fotografia con una capace costruzione dell'inquadratura. La narrazione, specie nella prima parte, è quasi delirante: arriva a un'astrazione simbolica - vedi la scena del litigio alla stazione di polizia in mezzo a uno svolazzare di banconote - che inconsapevolmente realizza un cinema pressoché brechtiano (ovvio che a Wong Jing di essere brechtiano non importa un tubo). Fra crudezza didattica/spettacolare e tocchi di sfacciato umorismo, viene fuori un super-B movie memorabile, in cui gli interpreti si divertono senza freni a gareggiare in overacting. Anthony Wong, nessuna sorpresa, è gigantesco; ma grande anche Tony Leung Ka Fai nella parte di furfante isterico.

Mai sottovalutare Wong Jing! Fra polizieschi e noir senza limiti (fra cui un autentico capolavoro come Colour of the Truth), deliziosi kung fu (The Magnificent Butcher), sfrenatezze erotiche (Naked Killer), perversi rape movies (la serie Raped by an Angel) e commedie demenziali, una cosa è certa: col suo cinema non ci si annoia mai.


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Tag per questo articolo: cinema orientale film inediti giorgio placereani recensioni wong jong i corrupt all cops hong kong exploitation