A Milano è partita la rassegna "Cannes e dintorni" che propone in anteprima molti dei film, del concorso e della Quinzaine de realisateurs, presentati al recente Festival di Cannes. A vedere in anteprima il film Palma d'Oro 2010 c'era per noi Giacomo Lamborizio.
di Giacomo Lamborizio
Arriva a Milano, in anteprima assoluta grazie alla rassegna “Cannes e dintorni”, il film thailandese recentemente premiato con la Palma d'Oro all'ultimo festival francese dalla giuria presieduta da Tim Burton.
Come suggerisce il titolo il giovane regista Weerasethakul racconta di un uomo che ricorda le sue vite passate. La teoria della metempsicosi è quindi il nucleo tematico della storia, ambientata in gran parte in una fattoria nel mezzo della giungla, dove il morente zio Boonmee e la sua famiglia vengono improvvisamente visitati dagli spiriti di familiari scomparsi. Questa la trama, concetto in questo caso davvero poco significativo, di un film visionario, arduo, pervaso da un opprimente senso di morte.
Forse la cosa più onesta che dovrei fare di fronte a questo film è ammettere la mia inadeguatezza ad interpretarlo: non sono culturalmente in grado di decifrarne i simbolismi e la metafisica evidentemente molto distanti da quello a cui noi occidentali siamo abituati, così come non posso cogliere appieno i riferimenti alla drammatica situazione politica thailandese che vengono portati brevemente in superficie. D'altro canto sono però convinto che in buona misura il cinema parli un linguaggio universale sfruttando dispositivi linguistici e narrativi che permettono di comunicare al pubblico una storia, del significato.
Ma Uncle Boonmee resta impenetrabile al pubblico e questo segna il suo fallimento. Il regista sceglie di girare tutto il film in quadri a camera fissa, spesso in campo medio, con i personaggi attoniti che si scambiano poche frasi o sono impegnati in gesti quotidiani e banali. Le sequenze in cui la macchina da presa si muove si contano sulle dita di una mano mentre stacchi improvvisi di montaggio introducono inserti extradiegetici comprensibili solo grazie alla scelta di titolare appunto il film, dimenticando per una volta l'ambiguità, “Zio Boonmee che ricorda le sue vite passate”. Alcune sequenze, menzione di (dis)onore per la copula di una donna con un pesce gatto, sfiorano involontariamente il ridicolo come anche la presenza nella foresta di “scimmie fantasma” che sembrano uscite direttamente dai primi film di Guerre stellari. Pessima è la fotografia che usa una pellicola sporca e plumbea anche quando non ci si trova nell'umida giungla equatoriale rendendo esteticamente sgradevole tutto il film.
A questo punto trovo incomprensibile come una qualificata giuria internazionale abbia potuto premiare un film che sembra non volersi fare capire, fotografato male, privo di prodezze registiche e popolato da personaggi freddi e monodimensionali. A giudicare dalle facce che si vedevano all'uscita dal cinema ieri sera questo dubbio è piuttosto comune.