di Stefania Basset
Purtroppo Anita Desai non sarà presente al Salone del Libro di Torino, per problemi di salute (speriamo che non sia nulla di grave). Sarà però sostituita dalla figlia Kiran, autrice che sta facendo concorrenza alla madre per fama e bravura. Nata a Nuova Delhi nel 1971, ha vissuto in India fino all’età di 14 anni e poi con la madre si è spostata tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti, paese dove risiede ora e dove ha studiato scrittura creativa. Il suo primo romanzo s’intitola “La mia nuova vita sugli alberi”(1998), storia di un ragazzo indiano che decide di vivere su di un albero. Solo che, a differenza de “Il Barone Rampante”, la filosofia c’entra poco con la decisione di Sampath, frustrato e mortificato per via della sua inutile vita di impiegato delle poste. Finito in un frutteto di guava insieme ad un branco di scimmie dispettose, Sampath viene erroneamente preso per un santone dalla gente del posto e distribuisce massime di grande saggezza che altro non sono che frasi senza senso. Troppe le analogie con il libro di Calvino per non pensare che Kiran Desai abbia voluto farne una specie di frizzante versione indiana.
Il suo secondo romanzo, “Eredi della Sconfitta”, è invece stato pubblicato in Italia nel 2007. Ambientato sulle falde dell’Himalaya, ha per protagonista un vecchio giudice educato in Inghilterra che vive con il suo cuoco. L’armonia apparente di questa vita sui monti viene per così dire spezzata dall’arrivo della nipote Sai, rimasta improvvisamente orfana. Parallelamente leggiamo del figlio del cuoco, andato negli Stati Uniti a cercare fortuna. Purtroppo però, il sogno americano si rivela per lui amaro: costretto a lavorare in minuscoli ristoranti e fast food per sbarcare il lunario, Sampath alla fine tornerà a Kalimpong con la coda tra le gambe. “Eredi della Sconfitta” ha portato in casa Desai il Man Booker Prize, sfuggito per un pelo alla madre per ben tre volte.
Anita e Kiran sono scrittrici molto diverse, ma essendo mamma e figlia hanno anche qualcosa in comune. Entrambe scrivono di un mondo a cavallo tra l’India e l’Occidente: che si tratti dell’immigrazione e del “cultural clash” da questa derivante, o che si tratti di personaggi che vivono in India ma sono stati educati all’occidentale, la loro letteratura rappresenta le generazioni (ormai più di una) di indiani che hanno valicato i confini, mentalmente o fisicamente, attraversato l’Himalaya di “Eredi della Sconfitta” per conoscere un altro mondo.
Piccolo pettegolezzo: pare che il Premio Nobel Orhan Pamuk e Kiran Desai siano fidanzati, o almeno così riporta il Times of India in un’intervista con lo scrittore turco. Entrambi sono stati ospiti della manifestazione letteraria Incroci di Civiltà lo scorso maggio a Venezia: che sia stata la romantica città lagunare a far sbocciare l’amore, come già tante volte in passato?