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The fair love - Shin Yeon-shik

Capolavoro made in Corea

di Omar Manini

The fair love - Shin Yeon-shik Udine – Presentato al Far East Film Festival appena conclusosi, il coreano “The fair love” di Shin Yeon-shik è stato apprezzato dai pochi che hanno avuto la forza di recarsi alla prima proiezione dell’ultima giornata di rassegna. Spettatori fortunati che hanno potuto prendere atto, anche attraverso quest’opera, della qualità di una cinematografia che sa esprimere vette di assoluto rilievo.

Hyung-man (Ahn Sung-ki) è un uomo sulla cinquantina che conduce un’esistenza metodica e solitaria, completamente assorbita nel suo negozio di riparazioni di macchine fotografiche. Nel corso degli anni non ha mai intrecciato rapporti amorosi, dedicandosi totalmente al lavoro e ai pochi amici, mettendo via i risparmi di una vita.

Proprio uno di quegli amici lo ha ingannato, sottraendogli molti soldi e condannandolo ad una vita senza distrazioni. Un giorno, però, arriva una chiamata proprio da questo ex amico. Sul letto di morte gli chiede scusa per le sue debolezze e un favore: prendersi cura di Nam-eun, la figlia ventenne (Lee Ha-na). All’inizio Hyung-man si sente preso in giro e non vuole dar seguito alla richiesta, ma poi non si sente di abbandonare la ragazza. È solo l’inizio di una conoscenza che lo trasformerà completamente.

Il film parte in modo struggente, con la messa in scena dei dubbi morali di Hyung-man e la “resa dei conti” all’ospedale. La presentazione immediata del protagonista dà subito una scossa all’emotività insita nel racconto, che poi si distende in tempi e modi molto più ampi e rilassati (per poi velocizzarsi nuovamente nell’ultima parte), soprattutto in occasione delle parentesi al laboratorio di riparazioni e del racconto ripetitivo –ma mai noioso- della quotidianità.

La sensibilità della storia viene sottolineata anche dalla capacità del regista di non calcare la mano e di usare i ritmi giusti dell’esposizione, accellerando o rallentando la narrazione e seguendo il naturale flusso dell’evoluzione degli avvenimenti.

La chirurgica fotografia di Choi Geon-hee (ora virata sui colori malinconici del beige, grigio, nero, ora su quelli più luminosi) è particolarmente efficace come contrappunto all’analisi di ambienti e personaggi e sa circoscrivere i sentimenti di tutti e le loro repentine mutazioni.

Una confezione raffinata e una storia toccante, ricostruita con verità e sorretta da una sceneggiatura oliata benissimo che sa alternare con estrema attenzione le "chiusure" intimiste e le "aperture" più descrittive o ironiche, fornendo dialoghi che sembrano far parte di ognuno di noi.

A fissarsi nella mente dello spettatore sono essenzialmente le scene in cui Hyung-man e Nam-eun cominciano a conoscersi: in questi frangenti si sviluppa una sottile energia e una tensione emozionale tra i due, sostenute anche da una colonna sonora sicuramente azzeccata. Gran parte del merito va all’interpretazione di Ahn Sung-ki, un favoloso attore in grado di esprimere lo stato d’animo attraverso la sola variazione di intensità dello sguardo.

Un vero e proprio colpo di fulmine cinematografico: delicato, mai banale a tratti ironico, da recuperare assolutamente in dvd. È, semplicemente, grandissimo cinema.

Il trailer


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