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I Segreti di Brokeback Mountain - Ang Lee

Con Jake Gyllenhal, Heath Ledger
2005, Usa
Drammatico - 2h 14’

di Giovanni Pesce

I Segreti di Brokeback Mountain - Ang Lee “I segreti di Brokeback Mountain” del coreano Ang Lee (regista de “La tigre e il dragone” e del mediocre “Hulk”) è un film che tratta con grande sensibilità un tema che il cinema ha il più delle volte trattato in modo superficiale o addirittura, in modo ridicolo: l’omosessualità. In merito vi consiglio di vedere film come “il vizietto” con la straordinaria coppia Tognazzi-Serrault, “Madama Butterfly” di David Cronenberg con un eccellente Jeremy Irons e il recente “La mala educacion” di Almodovar. Il film racconta la tenera storia d’amore, durata ben 20 anni, fra due uomini, Jack Twist (Jake Gyllenhal) e Annis Del Mare (Heath Ledger), entrambi con un triste passato alle spalle, che si incontrarono a metà degli anni ‘60 per sorvegliare e pascolare da soli un enorme gregge di pecore, immersi negli splendidi paesaggi di “Brokeback mountain”. Trascorrono molti mesi insieme e, a forza di condividere ogni cosa, anche le sventure, finiscono per amarsi, avvolti in una torrida e irrefrenabile passione (la scena dell’amplesso nella tenda è di grande impatto visivo) e da una dolcezza senza. Finito il loro periodo lavorativo i due si separano, convinti di non rivedersi mai più, prendono strade diverse (Annis sposa la sua fidanzata, ha due bambine e continua la vita di duro mandriano, Jack conosce ad un rodeo una bella e ricca ragazza texana con cui si sposa e riesce così a non avere più problemi finanziari) ma dopo quattro anni riescono a rincontrarsi e a fuggire verso “Brokeback mountain”, il loro “nido d’amore”. Per 20 anni continuano a vedersi di nascosto e raramente, sempre fra le loro montagne mentre la loro vita cambia radicalmente (la moglie di Annis scopre la loro relazione e solo dopo qualche anno chiede il divorzio mentre la moglie di Jack, troppo occupata a gestire l’azienda di famiglia, non si accorge della loro storia).
Un film toccante, molto commovente e che aiuta a riflettere sull’esatto significato dell’amore, qualcosa che per i due cowboy va oltre la morale comune, scandalizzando l’America bigotta a e perbenista degli anni ’60, un sentimento irrefrenabile che stravolge la loro vita facendola precipitare in un vortice fatale e tormentato di dolcezza, rabbia e passione. Stupisce che nonostante il trionfo al festival di Venezia, questo film non sia riuscito a vincere anche agli Oscar, ottenendo comunque le statuette per la miglior regia e la miglior fotografia (assolutamente perfetta, degna del grande Sven Nykvist). Sicuramente il contributo maggiore lo offrono le due eccezionali interpretazioni dei protagonisti, con una menzione in più, secondo il mio parere, per Heath Ledger, che offre una prova intensissima grazie ai suoi silenzi sommessi, i suoi occhi perennemente lucidi e fissi e ai suoi improvvisi attacchi d’ira, segno di una profonda frustrazione e tristezza, mentre Jake Gyllenhal è perfetto nella parte del tipico “self-made man” americano, giovane, con un sorriso sornione, carico di grinta e impulsivo, ma mai sopra le righe. Entrambi gli attori sono stati candidati agli Oscar e sicuramente si sentirà ancora parlare a lungo di questo film, che lascerà un traccia profonda e indelebile: è raro che si riesca a trasmettere una così potente carica emotiva in due ore di pellicola.


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Tag per questo articolo: recensione omosessualità ang lee heath ledger jake gyllenhal cowboy gay leone d'oro venezia premio oscar