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30 Seconds To Mars Live @ Palasharp, Milano

di Giada Romano

30 Seconds To Mars Live @ Palasharp, Milano C’è un difetto che accomuna molti amanti del rock. Si tratta di una sorta di snobismo che spesso li porta a giudicare un determinato musicista a priori, basandosi perlopiù su preconcetti, sulla sua immagine o la sua schiera di fan. È un po’ ciò che succede in Italia nei confronti dei 30 Seconds To Mars, band sminuita dai più perché ritenuta emo a causa di un vecchio look, e per la sovrabbondanza di adolescenti di sesso femminile che la segue.

Niente di più sbagliato, basta ascoltare i loro album per rendersene conto. Ma per avere un’ulteriore conferma delle capacità di questo gruppo il consiglio è quello di assistere ad un loro concerto. È ciò che hanno avuto modo di sperimentare tutte quelle persone che lunedì 22 marzo affollavano il Palasharp di Milano: molte ragazzine, è vero, ma in minoranza rispetto a tutti gli altri, divisi equamente tra maschi e femmine. I 30 Seconds To Mars hanno fornito al pubblico una grande prova del loro talento eseguendo in maniera impeccabile diciassette brani, tra cui un accenno di “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin. Anima della serata è stato il frontman Jared Leto, e non solo per le sue innegabili qualità canore: a contraddistinguerlo è stata la grande presenza scenica, forte probabilmente del suo background da attore, e l’enorme capacità di coinvolgimento del suo pubblico, col quale ha interagito per tutta la durata del concerto.

Sono stati tanti i momenti dello show di particolare intensità, e già a partire dall’inizio, quando la band ha eseguito “Escape” celata da un telone nero, caduto solo al punto di massima potenza della canzone. Oppure c’è stato il bagno di folla di Jared Leto durante “The Kill”, probabilmente il brano più celebre della band. O ancora, quando sono state fatte salire una ventina di persone sul palco per cantare insieme al gruppo “Kings & Queens”, il singolo più recente.

Ma a spiccare è stata di certo la parte unplugged del concerto, svoltasi a metà spettacolo. Prima è stato il turno del frontman, il quale, solo sul palco, ha eseguito la dolcissima “100 suns”. Lasciato il palco è stata la volta di Tomo, primo chitarrista della band, e Shannon, che per l’occasione ha abbandonato il suo ruolo da batterista imbracciando una chitarra acustica e suonando la strumentale “L490”. Infine, di nuovo Jared, questa volta collocatosi a sorpresa in mezzo alle persone in tribuna, dove ha eseguito “Hurricane” e l’inedita “Revenge”.

Vera sorpresa della serata sono stati però gli Street Drum Corps, una delle due band di supporto. Un rock ‘n’ roll particolarmente carico grazie soprattutto alla presenza, oltre al canonico batterista, di un percussionista che suona materiali come bidoni, secchi o tubi vari. Secondo gruppo di supporto, i danesi Carpark North, che però non hanno riscosso particolare successo: per quanto tecnicamente bravi, in effetti sono riusciti ad ammosciare un genere solitamente coinvolgente come il synth-rock.

Insomma, a parte questo piccolo neo è stata una serata di grande musica e grande spettacolo. E tutto grazie a una band che purtroppo non riceve il riconoscimento che invece si meriterebbe.


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Giada [ 07/04/2010 ]
Sulla scaletta mi trovi d'accordo, anche io avrei voluto sentire almeno un paio di canzoni dal primo album. In realtà agli altri concerti europei ne hanno fatte, solo a Milano non ne hanno suonata neanche una, chissà perchè.

Quanto alla questione karaoke... Personalmente vado a un concerto sia per ascoltare che per cantare e "fare casino", soprattutto quando si tratta di questo genere di musica, e l'ultimo album potrà anche essere il peggiore tra quelli fatti dai 30stm, ma a mio parere (condiviso da molte persone tra il pubblico con cui ho avuto modo di parlare aspettando l'inizio del concerto... alcuni erano venuti solo per quel motivo)studiato apposta per essere suonato dal vivo, con tutti i cori eccetera.

Infine: i Carpark North... Tecnicamente bravi, l'ho scritto anche nella recensione. Però mosci, un po' di grinta in più non avrebbe fatto male. E' un po' quello che invece ha fatto guadagnare punti agli Street Drum Corps: a parte l'originalità del gruppo (che può o meno essere condivisa) sono riusciti a coinvolgere un pubblico che non era per niente lì per loro, anzi, il problema dei gruppi di supporto è proprio quello di suonare di fronte a gente che tendenzialmente non vede l'ora che finiscano la loro performance e se ne vadano. E secondo me il fatto che loro ci siano riusciti vuol dire molto. La popular music non è solo musica, soprattutto dal vivo: è anche spettacolo. A mio parere è il giusto equilibro tra queste due parti a decretare la buona riuscita o meno di uno show.
Poi a quanto ho capito abbiamo una visione totalmente opposta di cosa voglia dire assistere a un buon concerto. In sintesi, ciò che ho scritto nella recensione è nell'ottica di chi va a un concerto sì per ascoltare, ma anche per cantare, saltare, divertirsi e tornare a casa con le ossa a pezzi (cioè ciò che fa la maggior parte della gente che va a un concerto rock).


Davide [ 05/04/2010 ]
La penso in maniera diametralmente opposta.

Carpark North unici veri musicisti della serata. Vista l'estrazione musicale del pubblico infatti non sono stati per niente capiti. Li vedrei bene di spalla ai Muse.

30 Seconds To Mars: scaletta ridicola. Nulla dal primo splendido disco. Troppo pacchiani e ammiccanti verso il pubblico di 14enni ululanti (Jared, hai 39 anni...). L'ultimo disco è il peggio del peggio concettualmente. Io non vado ad un concerto per cantare; non è un karaoke.

Street Drum Corps: saranno mica innovativi perché usano una batteria di bidoni? Il peggio del peggio.


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