Regia: Tim Burton
Anno: 2010
Cast: Mia Wasikovska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Crispin Glover, Anne Hathaway
Durata: 108'
di Giovanni Pesce
Tim Burton è sempre stato considerato un regista allucinato. Sin dagli esordi è riuscito a catturare gli spettatori, trascinandoli in mondi bizzarri e grotteschi abitati da personaggi tra la follia ed un'insolita umanità.
Purtroppo per l'autore di questa recensione il suo ultimo film "Alice in wonderland" non convince.
Tratto dai romanzi di Lewis Carroll "Alice nel paese delle meraviglie " e "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò", la pellicola narra della giovane Alice che, per sfuggire da un'imbarazzante proposta di matrimonio di un giovane aristocratico pedante, nell'inseguire un coniglio bianco cade in una buca che conduce all'ormai celebre mondo fantastico, dominato da animali parlanti, creature volanti e folli esseri umani.
Innanzitutto in questo caso la tecnologia non ha giovato al film, anzi l'ha appesantito; il 3D sicuramente amplifica, definisce meglio gli effetti speciali ma alla lunga stanca e non permette di far emergere l'estro e la fantasia che ha contraddistinto le pellicole precedenti del regista.
Questo ha condizionato l'interpretazione degli attori; per quanto ottimi e in parte, JOhnny Depp e Helena Bonham Carter (rispettivamente il Cappellaio Matto e la Regina di Cuori) sono oppressi dagli effetti speciali che impediscono di far emergere tutto il loro talento.
Ammirevole comunque l'interpretazione della Wasikovska, abile nel destreggiarsi in un personaggio non semplice, desiderosa ma anche timorosa di liberarsi dei pregiudizi della sua epoca vittoriana.
Una delle battute iniziali ("tutti i migliori sono matti" detta dal padre di Alice) dovrebbe essere un prologo alla follia tanto attesa; invece è solo abbozzata, non sviluppata e tenuta a freno, Francamente una delusione.
Certo è indubbio che ci saino dei lampi di umorismo e che si riveda il vecchio Burton (nella contrapposizione delle due regine, nei colori sgargianti e nei volti dei partecipanti al ricevimento iniziale) ma non è abbastanza e anzi ci sono delle cadute di stile, in particolare nel finale banale e non di certo burtoniano e nella delirante ballata dal Cappellaio Matto.
Le aspettative su questo film erano molte: la materia era assolutamente adatta per questo regista e, da ormai sette film, il sodalizio Burton-Depp è sempre stato sinonimo di garanzia.
Di una cosa però si può essere certi: il regista ha fatto un film per il grande pubblico, non ha personalizzato la sua creatura assecondando i desideri di chi predilige gli effetti speciali alla sostanza. Questo è il suo errore più grande.