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Kaiji - Sato Toya

di Giorgio Placereani

Kaiji - Sato Toya I due protagonisti della memorabile serie Death Note (Matsuyama Kenichi e Fujiwara Tatsuya) si ritrovano insieme in Kaiji di Sato Toya, versione live action di un manga e di un anime di successo, e anch'essa un successone in patria. Fra gli interpreti, val la pena di menzionare anche la bella Amami Yuki, in una parte di dark lady che sostituisce un personaggio maschile del testo originale.

Kaiji non è un brutto film, ma finirà per piacere al pubblico giovane, più che per il suo valore oggettivo, per la facilità - che sfiora il furbetto - della sua metafora sociale. Parla di un perdente nato (Fujiwara) che viene convinto a partecipare a una serie di giochi d'azzardo organizzati da una potentissima società, che li usa per schiavizzare chi è sconfitto. Va da sé che questi games valgono nel film come allegoria dello scontro sociale, e l'intera struttura sociale viene rispecchiata nell'invenzione semifantastica della ditta potentissima che sfrutta i perdenti nelle sue miniere a pagamento dei loro debiti. Il difetto del film non è comunque questa metafora un po' troppo scoperta bensì una tendenza “oratoria” che lo riempie di discorsi anche nei momenti meno opportuni (metti, quando due personaggi si reggono in equilibrio precario su passerelle sospese sopra l'abisso). Il film sarebbe certamente risultato migliore se avesse trattenuto la sua verbosità lasciandola erompere solo nel momento “istituzionale” del finale, con l'esplosione oratoria del protagonista alla fine della partita a carte conclusiva, dove infatti ci sta benissimo. Frank Capra, che se ne intendeva, avrebbe fatto così.

E' un peccato, perché questa logorrea (insieme all'eccessiva durata, ma questo è quasi un tratto fisso del cinema giapponese - e coreano) appesantisce un film girato con competenza. La descrizione dell'universo “orwelliano” delle miniere è eccellente, i giochi hanno il necessario tono d'isterismo e in particolare la sequenza finale citata, col classico trionfo del little man contro i potenti, è ammirevole (ma segue un ironico post-finale). Non solo la recitazione del protagonista ma tutta la scansione e il montaggio della scena sono puro manga/anime, rifatto dal vero ma con un riferimento diretto al disegno, come certi “congelamenti” dell'espressione. In generale, i tre personaggi principali coinvolti appaiono tutti e tre, benché in modo diverso, manga-like.


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