Un'altra intervista per Paper Street!
di Stefania Cava
Il mondo dell’editoria può rivelarsi più complesso e faticoso di quanto a prima vista possa sembrare ad uno scrittore emergente. Lo sa bene Marcello Ciccarese, giovane farmacista alessandrino che è riuscito, lo scorso dicembre, a pubblicare il suo primo libro, “Mosaici di un passato”. Il romanzo è un avvincente susseguirsi di eventi ambientati nel I secolo dopo Cristo, nella Roma dell’imperatore Nerone, dove le vite di numerosi personaggi si intrecciano inaspettatamente. Ci sarà spazio per la descrizione di gesta criminali, manovre politiche, ma anche passioni di amanti, difficili rapporti tra genitori e figli e la guerra di rivolta di un popolo che soffre sotto il dominio straniero. Noi di Paperstreet abbiamo incontrato Marcello alla vigilia della presentazione del libro e gli abbiamo posto qualche domanda.
Come nasce un libro? Quali sono i processi che ti portano a preferire un’idea ad un’altra?
La nascita di un libro è un processo soggettivo che deve avere per base una struttura solida. A volte il concetto principale della scena che ho intenzione di descrivere mi viene in mente giorni prima e, più resta invariato e costante, più mi rendo conto che è valido. Mi sento come alcuni registi che, a partire dal copione originale, cercano di far avanzare da parte di tutto il cast una serie di critiche per riuscire a migliorare il film da più punti di vista possibile. E’ all’incirca quello che avviene nella testa di uno scrittore nel momento in cui decide di condividere quello che pensa e prova con altre persone.
Italo Calvino sostiene che “Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto”. Quanto c’è di vero in questa affermazione, secondo te?
Scrivere è un’arte segreta, un processo intimo e lento che viene rivoluzionato per essere condiviso. La maschera che uno scrittore porta viene in parte rivelata nel momento in cui decide di permettere che altri, oltre a lui, vengano a conoscenza del proprio lavoro, senza tuttavia eliminarla del tutto.
Da cosa nasce l’esigenza di scrivere, in una società in cui ci sono sempre meno persone che leggono, soprattutto nella nostra generazione?
Le esigenze sono due e parallele. Innanzitutto la voglia di esprimere il proprio punto di vista e le proprie opinioni, condividendo con altre persone le proprie idee. A questa si aggiunge il desiderio di parlare di un argomento che mi interessa molto, la storia, che dal mio punto di vista è attualissima e che può ancora insegnarci molto, grazie ai suoi cicli e ricicli.
Quali sono le difficoltà che un giovane aspirante scrittore deve affrontare per poter vedere pubblicato il proprio lavoro?
Il processo che porta alla pubblicazione è molto lungo e può rivelarsi scoraggiante, anche per chi è complessivamente soddisfatto del proprio lavoro. L’impulso a scrivere nasce da un desiderio interiore che si decide di condividere con altri. Proprio in questo punto, nel passaggio dallo scrivere per sé allo scrivere per una pubblicazione, si sviluppa il nodo fondamentale. Diventa infatti necessario sentirsi assolutamente sicuri delle proprie idee e di ciò che si vuole trasmettere, così da poter trovare anche la motivazione necessaria a superare i problemi di un mercato saturo e in cui difficilmente gli esordienti trovano spazio.
A chi è idealmente indirizzato il tuo libro? Quali sono i lettori che potrebbero apprezzarlo maggiormente?
Il mio romanzo potrebbe essere indirizzato a diverse categorie di lettori. Nello scriverlo ho inserito volutamente citazioni colte e influenze classiche che non sfuggiranno ai più eruditi, ma non per questo è da considerare un lavoro elitario. La tecnica stessa cui ho fatto ricorso nel descrivere le scene più impetuose, oltre a tradire la mia giovane età, ben si presta ad una sensazione cinematografica che può appassionare anche i meno esperti di storia romana.
Come hai trovato la casa editrice con cui sei riuscito a pubblicare il tuo lavoro?
La “Arduino Sacco editori”, che ha pubblicato il mio libro, è una casa editrice di Roma, cui sono giunto dopo svariati tentativi. A differenza di molte altre case editrici, questa non mi ha chiesto un contributo economico, prova tangibile della reale motivazione alla pubblicazione di un esordiente.