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Il peggior libro di Paulo Coelho.

Il vincitore è solo - Paulo Coelho

di Alessandro Re

Il vincitore è solo - Paulo Coelho Se, non avendo mai letto nulla di Coelho, ti dovesse capitare tra le mani Il vincitore è solo (2009) come primo libro dell’autore, non affrettarti nel giudicare lo scrittore brasiliano, magari collocandolo nella lista dei romanzieri che non fanno per te. Leggi piuttosto L’Alchimista (1995), Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto (1996), Monte Cinque (1998), Veronika decide di morire (1999), La strega di Portobello (2007). Lo puoi trovare in questi libri, Paulo Coelho. Perché Coelho è spiritualità. È riflessione. È favola mista a realtà. Il tutto condito con pillole di saggezza e profonde meditazioni. Libri straordinari, capaci di trascinarti in universi lontani, dove i temi cardine sono l’amore, la libertà, la magia, la volontà di raggiungere i propri sogni, la fede. Libri che rileggi volentieri, magari a distanza di anni, per poi riscoprire che alcuni passaggi li ricordi alla perfezione, perché hai fatto tesoro del messaggio che si manifestava tra una riga e l’altra del foglio. Coelho è tutto questo.

Il vincitore è solo, invece, non è nient’altro che un thriller, nonostante l’autore lo neghi nella prefazione del libro.

È un thriller. Quindi ci si aspetta suspance. Tensione. Non ce n’è molta, e la poca che si trova è puntualmente rotta da un’annotazione tecnica su un’arma, o un veleno, o da un paio di righe sull’ambiente circostante, o su un vestito, o riguardante la musica. Il libro è noioso. Non decolla. La scelta della narrazione al presente è discutibile. Contestabile. L’ambientazione scelta per la storia è la Cannes del Festival del cinema. Una città sollevata dal torpore ordinario e trasformata improvvisamente in centro del mondo. Un mondo contestato dall’autore, che ne sottolinea la tristezza e la falsità, condannandone la vanità. Il racconto ha per protagonista Igor Malev, un ricco imprenditore russo, che si ripromette di conquistare la ex moglie a tutti i costi. Ventiquattro ore. Questa la durata della storia. La narrazione segue passo a passo le azioni dei personaggi principali: oltre a Igor, la ex moglie Ewa, Hamid Hussein – il nuovo compagno della donna, nonché famoso stilista, Gabriela – una ragazza che aspira al successo, alla gloria, alla fama, credendo di essere diversa e migliore di tutte le altre ragazze con il suo medesimo sogno, e Jasmine – una giovanissima modella che rinuncerà al successo in luogo dell’amore.

Nient’altro da dire riguardo un libro che non dice niente.

Per chi volesse, Paulo Coelho ha spiegato le motivazioni che l’hanno portato a scrivere Il vincitore è solo durante la trasmissione Che tempo che fa, nella puntata del 9 gennaio 2010. L’intervista completa è reperibile direttamente dal sito ufficiale dello scrittore brasiliano: www.paulocoelho.com


“Lo specchio riflette in modo esatto: non commette errori perché non pensa. Pensare significa essenzialmente commettere errori.”

Paulo Coelho

(tratto da Il vincitore è solo, 2009)

Paulo Coelho nasce a Rio de Janeiro, in Brasile, nell’agosto del 1947. Ha condotto una vita molto intensa. Prima di acquisire una notorietà internazionale e divenire un autore di best-seller mondiali, ha dovuto superare molti ostacoli. Durante l’adolescenza, ha subito la brutale terapia degli elettroshock: accadde quando, tra il 1966 e il 1968, i genitori lo fecero ricoverare per tre volte in un ospedale psichiatrico, reputando un segno di pazzia il suo atteggiamento ribelle. A causa della frequentazione di alcuni ambienti artistici, venne incarcerato e sottoposto alla tortura fisica per presunte attività sovversive contro la dittatura brasiliana.
Più tardi, Paulo Coelho incontrò la rock-star Raul Seixas e aderì al movimento hippie, vivendo quella che venne considerata l’età “dell’amore e della pace”, l’epoca di “sesso, droga e rock’n’roll”. Insieme, tra il 1973 e il 1982, i due artisti composero circa 120 canzoni, che rivoluzionarono la musica pop in Brasile – alcune di esse sono ancora oggi dei successi. Hérica Marmo ha descritto questo periodo della sua vita nel libro A Canção do Mago. A trajetória musical de Paulo Coelho, pubblicato nel 2007. Hippie, giornalista, rock-star, attore, commediografo, regista teatrale e produttore televisivo... un vortice di attività che si interruppe nel 1982, durante un viaggio in Europa. A Dachau, e qualche tempo dopo ad Amsterdam, Paulo ebbe un incontro mistico con “J”, il suo futuro mentore, che lo convinse a percorrere il Cammino di Santiago de Compostela, un pellegrinaggio medievale la cui strada si snoda tra Francia e Spagna. Nel 1986, all’età di 38 anni, Paulo Coelho percorse il Cammino di Santiago: fu lì che riabbracciò il cristianesimo, ritrovando quella fede che gli era stata trasmessa dai gesuiti durante il periodo della scuola. Coelho avrebbe descritto questa esperienza nel suo primo libro, Il Cammino di Santiago, pubblicato nel 1987. L’anno successivo, uscì la sua seconda opera, L’Alchimista, quella che gli consentì di ottenere una fama mondiale. Oggi il romanzo viene considerato un classico moderno, ed è ammirato universalmente. La storia raccontata – che molti giudicano senza tempo – è destinata a incantare e a ispirare intere generazioni di futuri lettori. L’Alchimista fu seguito da Brida (1990), Il dono supremo (1991, un’opera che trae spunto da un testo di Henry Drummond), Le Valchirie (1992), Maktub (1994), Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto (1994), Monte Cinque (1996), Lettere d’amore del Profeta (1997, basato su un lavoro di Kahlil Gibran), Il manuale del guerriero della luce (1997), Veronika decide di morire (1998) e Il Diavolo e la Signorina Prym (2000). Tra le pubblicazioni più recenti si ricordano: Undici minuti (2003), Lo Zahir (2005), Sono come il fiume che scorre (2006), La strega di Portobello (2007) e Il vincitore è solo (2009), tutti editi in Italia da Bompiani.

(biografia tratta dal sito ufficiale dell’autore)


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