Giornata di esordi su Paper Street: la redazione dà il benvenuto anche a Giorgio Placereani. Giorgio, grande esperto di cinema orientale, ci segnalerà film interessanti, spesso come questo inediti in Italia, tra le ultime produzioni dall'Estremo Oriente. Seguitelo anche sul suo blog: Lost in Translation
Con Chutima Teepanart, Jarinporn Joonkiat, Ray Macdonald.
Thailandia, 2009.
di Giorgio Placereani
Siamo abituati a vedere il cinema thailandese in una dimensione locale: la realtà urbana del paese (anche in un apprezzabile filone gangster-thriller) oppure le sue campagne; al massimo, l'area del Sud-est asiatico. Un primo motivo d'interesse di Dear Galileo di Nithiwat Tharatorn è che si proietta audacemente all'estero portandoci in Europa (Londra e Parigi, poi Venezia, con uno svolgimento conclusivo a Milano e Pisa), seguendo le orme di due giovani viaggiatrici squattrinate. E' un viaggio al risparmio, che le due si pagano lavorando, quel che il film ha modo di presentare lateralmente, in rapidi schizzi, la dura realtà dell'emigrazione semiclandestina. Si capisce che il presupposto avrebbe potuto dar luogo al più tradizionale dei film turistici, con la sola differenza di essere in salsa thai. Scritto con intelligenza e freschezza, Dear Galileo sa invece riportare lo sguardo “fotografico” sui luoghi alla soggettività delle due protagoniste, sicché il vero argomento è un quadro di amicizia giovanile sentito e perfino toccante.
E' chiaro che qualsiasi viaggio si svolge all'esterno e contemporaneamente all'interno di sé stessi. Vale anche per Cherry e Noon. Cherry, genietto dell'architettura in erba, si è fatta buttar fuori da scuola ed è il prototipo della ribelle, che se vuole l'esperienza la vuole tutta e subito, sicché sembra destinata a mettere nei guai se stessa e gli altri. Noon, di famiglia più ricca, è più riflessiva, e tende un po' ad andare a rimorchio di Cherry, con tutto un codazzo di litigi e riappacificazioni. Dear Galileo è un film di continui spostamenti rispetto alle attese dello spettatore: l'inizio sembra postulare una storia d'amore fra Noon e il suo amico Tun, poi Cherry pare essere il classico “doppio” la cui funzione è di far maturare Noon in veste di protagonista, poi imprevedibilmente è su di lei che il racconto assume la focalizzazione definitiva.
Il celebre esperimento di Galileo sulla caduta dei gravi si trasforma qui in un modo più o meno giocoso di interrogare - ossia impetrare, come accade sempre - le sorti future facendo cadere contemporaneamente due sassolini (alla fine, prende la stessa forma dell'esperimento originale di Galileo dalla Torre di Pisa: un'intelligente citazione colta). Questo, naturalmente, assume a grande metafora dell'intera avventura di ciascuna delle protagoniste. Non in senso tragico però: con tutte le sue disavventure, il film s'imposta su un atteggiamento ottimistico che in fondo rappresenta la trascrizione cinematografica di quella forza imbattibile venata d'incoscienza che sorregge la prima gioventù.