Due film in breve.
Ken Loach e una storia inglese che commuove.
I fratelli Coen ovvero "tutto quello che ti aspetti succederà in un loro film non accadrà".
di Lucio Laugelli
Ken Loach sfrutta con grande maestria l'icona di Cantonà (per chi non lo conoscesse: calciatore leggenda del Manchester United, numero 7, come George Best, amatissimo dai tifosi ancora oggi) e realizza un film lineare, divertente, senza rinunciare, come di consueto, all'impegno sociale.
La storia è la seguente: un postino inglese, tifosissimo dei Red Devils, vive con i figliastri (uno dei quali frequenta pessimi giri e rischia la galera) ama una donna che non vede da anni e ha un angelo custode chiamato Eric con il quale parla di nascosto nella sua camera da letto. Presentato a Cannes il film diverte la platea, scorre rapidamente e racconta una storia genuina, commovente. Da vedere!
I fratelli Coen fanno un film all'anno. Sono due mostri del cinematografo e questo già lo sapevamo. E' inevitabile vedere un lieve calo dal terzultimo lavoro ("Non è un paese per vecchi": pioggia d'Oscar e ad oggi, per chi scrive, il film più bello della loro filmografia) al penultimo ("Burn after reading": commedia sofisticata e imprevedibile dove i due uomini più belli del pianeta - Clooney e Pitt - fanno i deficienti come mai prima). Anche questo "A serious man" rappresenta un lieve passo indietro per i Coen che raccontano una storia ebrea con il loro stile raffinato che non lascia punti di riferimento allo spettatore e si chiude in maniera drastica, ricercata, quando meno te lo aspetti.
Sinossi: un insegnante di fisica vive frustrato dalla moglie che lo tradisce, dal fratello malato mentale e disoccupato che vive sul suo divano in soggiorno, dai figli annoiati e dai vicini di casa invadenti. Calpestato da tutti annaspa imbottigliato nel Midwest degli anni sessanta.
I palati fini adoreranno questa storia ben recitata, ben fotografata, accompagnata dalla musica dei Jefferson Airplane.