12 dicembre 1969 – 12 dicembre 2009
di Giacomo Lamborizio
Quarant'anni fa la bomba esplosa all'interno della Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana a Milano fece diciasette morti più uno: Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico ingiustamente accusato della strage e “caduto” da una finestra della questura durante un interrogatorio. Piazza Fontana ha segnato l'apertura degli anni di piombo, il vortice di violenza ideologizzata in cui sono andati a strozzarsi i cori libertari del sessantotto. Quarant'anni fa lo Stato italiano ha dichiarato guerra al Popolo italiano, una guerra civile mai dichiarata, combattuta per conto terzi. Oggi si conoscono i responsabili, materiali e politici, della strage e la Strategia della Tensione non è un'esoterica teoria complottista da circolo anachico ma si insegna in tutti i corsi di Storia contemporanea di tutte le università d'Italia. Passo tutti i giorni in piazza Fontana e mi chiedo sempre come sia possibile che un intero popolo abbia accettato questa bomba, e Brescia, l'Italicus, Gioia Tauro, Ustica, Bologna; come sia possibile che anche dopo che molte nebbie si sono diradate intorno a questi misteri, ora che il chi e come dovrebbe essere sapere condiviso, tutto passi nell'indifferenza. Oggi le autorità officieranno alle liturgie ufficiali ed ipocrite di tutti gli anni, ci saranno i servizi dei tg e gli articoli sui giornali, poi basta, arriverà il 13 dicembre e fine della storia. Trovo mostruoso che sotto la lapide sulla facciata della banca tutti gli anni ci sia la corona di fiori del Parlamento, lo stesso Parlamento in cui in tutti questi quarant'anni ha sempre seduto Andreotti. Ma è il caso che mi rassegni, questo paese non salterà in aria dall'indignazione come un qualsiasi paese civile avrebbe dovuto fare da tempo. Questo non è un paese civile.
Viva l'Italia del 12 dicembre.
Io se fossi Dio
direi che siamo masochisti e un po' dementi
che i nostri governanti non li mandiamo via.
E ormai ci possono fare qualsiasi porcheria
possono rubare e ricattare, possono ammazzare
e vomitarci addosso
che tanto noi
li votiamo lo stesso.
Io se fossi Dio
direi che siamo complici oppure deficienti
che questi delinquenti, queste ignobili carogne
non nascondono neanche le loro vergogne
e sono tutti i giorni sui nostri teleschermi
e mostrano sorridenti le maschere di cera
e sembrano tutti contro la sporca macchia nera.
Non ce n'è neanche uno che non ci sia invischiato
perché la macchia nera
è lo Stato.
(Giorgio Gaber; Io se fossi Dio)