staff
archivio
festival
band project
mi ricordo... sì io mi ricordo
paper street story

Pecore Nere. Racconti

Di Gabriella Kuruvilla, Ingy Mubiayi, Igiaba Scego e Laila Wadia

di Stefania Basset

Pecore Nere. Racconti In Francia scrittori come Atiq Rahimi, afgano trapiantato a Parigi, e Marie NDiaye, franco-senegalese, hanno vinto il più ambito premio letterario d’oltralpe, il Goncourt. Il successo di pubblico e critica di scrittori come Zadie Smith o Hanif Kureishi in Gran Bretagna dimostra l’interesse del pubblico anglo-sassone per questo tipo di storie, sempre più comuni. In Italia, invece, la letteratura che riflette il cambiamento in chiave multietnica del nostro paese occupa ancora uno spazio di nicchia, è appannaggio degli addetti ai lavori di quella che viene etichettata come “letteratura della migrazione”. Ben venga, quindi, questa raccolta di racconti di scrittrici di lingua italiana dalle geografie personali più disparate.

Si parte con due racconti di Igiaba Scego, italiana di origine somala, che in “Dismatria” ci racconta di una ragazza che ha preso finalmente la decisione di andare a vivere da sola e sta per dirlo alla famiglia. Il problema è che il concetto di “casa” che ha la sua famiglia è un po’ particolare: lei e i suoi parenti, infatti, tengono tutto nelle valigie in vista di un’improbabile partenza per la Somalia e si definiscono “dismatriati”, perché il cordone ombelicale che li legava alla madre africana “dal naso a punta” è stato reciso. Il secondo racconto dell’autrice, “Salsicce”, a mio avviso il più riuscito della raccolta, vede la protagonista, sempre un’italo-somala, comprare e cucinare quelle salsicce che la sua religione le vieta, per provare a sé stessa di essere proprio italiana come dice il suo passaporto (scena che ne rievoca una, a dir poco esilarante, de “I Versi Satanici” di Salman Rushdie, dove Gibreel Farishta, in preda ad una perdita di fede, corre all’hotel Taj a rimpinzarsi proprio di salsicce). Seguono i racconti di Laila Wadia, indiana trapiantata a Trieste, e Gabriella Kuruvilla, di padre indiano e madre italiana. Nei racconti della prima, l’autrice si cala nei panni di un’adolescente che si sente in tutto e per tutto italiana ed è insofferente nei confronti dei genitori o della cugina indiana, salvo poi far breccia nel cuore del ragazzo che le piace anche grazie alla “Kousin”. Anche nel primo dei racconti della Kuruvilla, c’è il rifiuto per tutto ciò che è indiano: la protagonista si rende altamente antipatica con il suo odio nei confronti dell’India, terra d’origine del padre, dove si trova in vacanza con il fidanzato italiano. Importante è sforzarsi di non confondere l’autrice con le protagoniste delle storie narrate, anche se non sempre è facile. L’ultima autrice, Ingy Mubiayi, di madre egiziana e padre congolese, in uno dei due racconti, “Concorso”, narra l’incontro della protagonista con una signora disperata perché ha perso suo figlio. Segue un’avventura investigativa in motorino, tra ragazzini zingari e una città che magicamente sembra parlare solo arabo.
Sono racconti frizzanti, scritti in una lingua spigliata, che affrontano il dilemma dell’identità per le seconde generazioni dell’immigrazione. I più riusciti sono quelli con una trama più articolata, come “Concorso” o “Salsicce”, embrioni per lo sviluppo di storie “multiculturali” all’interno della nostra letteratura.


Scrivi un commento

condividi su Facebook   condividi su Twitter   condividi su MySpace   condividi su Windows Live