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Il Nastro Bianco - Michael Haneke

Con Susanne Lothar, Ulrich Tukur, Burghart Klaußner, Josef Bierbichler.
Austria, Francia, Germania, 2009.
Drammatico - 2h 24'

di Giuseppe Polenghi

Il Nastro Bianco - Michael Haneke Il cinema di Haneke, si sa, è un cinema spigoloso, ostico e molto rigoroso, con l'azione che si sviluppa al di là dell'inquadratura, pochi movimenti di camera e soprattutto è estremamente teorico, un intricato puzzle cerebrale di cui solo dopo giorni di ripensamenti ne si capisce la reale grandezza.
Il Nastro Bianco non è da meno, anche se in diversa misura.
Haneke realizza un film dal rigore assoluto, in cui il prologo e l'epilogo diventano sfumature della narrazione del racconto sulla genesi del nazismo all'interno di un qualunquista villaggio tedesco di inizio secolo: regole, norme di comportamento, punizioni, sovrani, padri spirituali e giovani fanciulli che poi saranno i futuri soldati delle SS, tutti vengono mostrati come un ingranaggio iniziale della prossima macchina distruttiva che sarà il Terzo Reich.
Ma Haneke stavolta fa il passo più lungo della gamba e cade nel suo stesso tranello, con il rigore che si trasforma in maniacale freddezza (a parte la sequenza della punizione non mostrata e il dialogo di un bambino con la propria tata sul perchè si muore?) facendo precipitare così il suo cinema all'interno del labirinto metaforico da lui stesso costruito e, complice anche una voce narrante che nel finale toglie qualsiasi possibilità di ragionamento, imboccando lo spettatore di inutili spiegazioni.


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