Con Angelina Jolie, John Malkovich
USA, 2008
Drammatico – 135 minuti circa
di Gianluca Tettamanti
Los Angeles, 1928. Una città americana che ha bisogno di autocontrollo superficiale, rigidamente incollata ad una perfezione estetica che gioca a specchio con se stessa e cela all’occhio nudo la cruda verità, fatta di menzogne e soprusi, scaltrezze e vigliaccherie. Davanti, i paraventi di Hollywood, dietro, una pubblica difesa che crea caos nel caos puntando il dito e alzando la pistola per non mostrare eventuali e deturpanti macchie sociali. E’ così che risponde la polizia davanti alla malavita, cercando capri espiatori e dando soluzioni troppo affrettate. Clint Eastwood ne è consapevole ogni volta che tenta di mostrarci la società americana, oggi come ieri. E ne diventa sensibile portavoce, nonostante la sua innata capacità di snocciolare i casi più impietosi e spesso al limite della violenza (“Mystic River” e “Gran Torino” ne sono un esempio lampante).
Christine Collins, interpretata da Angelina Jolie, è una madre single con una buona carriera nelle telecomunicazioni; una madre attenta, emotiva, tenace, che nel figlio ripone tutta la sua esistenza e nel suo futuro vede ciò che lei non è mai riuscita ad ottenere, vede un piccolo uomo che sarà migliore di quello che è stato suo marito. In un giorno qualsiasi di una settimana lavorativa qualsiasi, Christine lascia il figlio a casa per recarsi al lavoro ed il piccolo svanisce senza lasciar traccia. Cinque mesi più tardi la polizia ritrova il bambino e lo riporta dalla madre che, senza esitazione alcuna, comprende di esser stata vittima di un grave errore: il piccolo non è suo figlio. Da questo momento, Christine comincia una vera e propria lotta per la verità, entrando dolorosamente nella corrotta macchina giudiziaria e riuscendo, con drammatica forza d’animo, a far luce su un mondo dominato dalla corruzione e aprendo un caso che risveglierà l’opinione pubblica di Los Angeles ravvivando i cittadini fino ad allora intimiditi dalla paura e dall’incapacità di azione.
Changeling è un film raffinato e indubbiamente ben raccontato: Eastwood dirige una Jolie ad una delle sue prove interpretative più riuscite, e sapientemente mette in luce uno spaccato metropolitano composto da particolari precisi e attenti; il regista fa rivivere una città nel suo splendore visivo e ci apre le porte alla paura, senza però gettarci in un senso delirante di sconforto e agendo sul versante emotivo della narrazione, tralasciando però la facile moralità, la lacrima semplice o il sentimentalismo. Da questa visione non se ne esce positivamente impressionati dal punto di vista mentale: il film arricchisce di domande, di un senso frustrante di indignazione, ma allo stesso tempo mette l’accento sulla forza delle giuste cause. E’ un film che fa sperare in sordina sui nostri istinti più profondi, quelli che in un modo o nell’altro ci fanno cercare la verità a tutti i costi.
Voto: 8/10