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Halloween II - Rob Zombie

Con Tyler Mane, Scout Taylor-Compton, Sheri Moon Zombie, Brad Dourif, Malcolm McDowell.
USA, 2009.
Horror - 1h 41'

di Andrea Chimento

Halloween II - Rob Zombie Il cavallo bianco è solitamente riconosciuto come un simbolo di innocenza e di purezza, ma in realtà non è semplicemente questo. Rob Zombie apre il suo “Halloween II” con una citazione, tratta da un volume sull’interpretazione dell’inconscio nei sogni, che ci avverte che lo stesso simbolo può rimandare anche al caos e alla distruzione.

Nel 1781 Henry Fussli dipinse quello che è forse considerato il suo più celebre dipinto, “The Nightmare”: l’incubo, che, nella traduzione in lingua inglese, è formato da due parole distinte, “night” (notte) e “mare” (cavalla). La parola inglese “nightmare” deriva così dalla leggenda di una giumenta che correva di notte disturbando il sonno degli addormentati.

Il dipinto di Fussli, che non a caso viene considerato un predecessore delle teorie freudiane sull’inconscio (e, di conseguenza, sull’interpretazione dei sogni), rappresenta una donna sdraiata su un letto, che sembra cercare inutilmente di riposare, sul cui grembo è accovacciata una creatura diabolica simile a una scimmia, mentre alle loro spalle spunta la testa di un inquietante cavallo nero.

Il nero è da sempre considerato il colore del male, del terrore; Rob Zombie ribalta questa (seconda) simbologia tingendo di bianco gli esistenti più inquietanti del suo “Halloween II”. In questo modo ci fa riflettere che forse in realtà potrebbe essere proprio il bianco, in apparenza così candido e innocente, il colore del perturbante e magari anche degli incubi.

“Halloween II” stesso si apre, dopo un breve incipit, con un lungo incubo, in cui Laurie un anno dopo gli eventi narrati in “Halloween: The Beginning” continua a sognare la figura di Michael Myers che, seppur creduto morto, non riesce a dimenticare in alcun modo. Michael naturalmente è invece vivo e tornerà, facendo una carneficina anche maggiore rispetto al precedente episodio (che ricordiamo essere un non-convenzionale remake del capolavoro di John Carpenter del 1978), a cercare sua sorella per la seconda volta.

In questa fase centrale il barocchismo registico di Rob Zombie (molto apprezzabile nelle sue opere precedenti, l’ottimo “La casa del diavolo” in testa) si fa però troppo eccessivo, volto costantemente a cercare di colpire i sensi degli spettatori con una serie continua di omicidi e violenze, che nascondono anche diversi vuoti in una sceneggiatura abbastanza lacunosa.

Importante sarà però, ancora una volta in un film di Rob Zombie, la parte finale dove Laurie, presa coscienza di essere la sorella di Myers, arriverà ad “incontrare” la madre che non aveva praticamente mai conosciuto e Michael da piccolo. Senza svelare cosa avviene nelle sequenze conclusive, si arriverà poi ad un primo piano della stessa Laurie, estremamente significativo, che vede la madre portarle in dono un cavallo bianco, quel simbolo che unisce la purezza al caos e l’innocenza alla distruzione, a rappresentare così quella che è diventata la natura stessa della ragazza da quando ha capito (e forse accettato) di essere la sorella di Michael e che lo spirito dei Myers albergherà anche in lei. La famiglia è per sempre.

Voto: 2,5/4


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