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La doppia ora – Giuseppe Capotondi

Con Ksenia Rappoport, Filippo Timi, Antonia Truppo, Gaetano Bruno
Italia, 2009
Drammatico/Noir – 1h e 50'

di Gabriele Massaro

La doppia ora – Giuseppe Capotondi Sonia (Ksenia Rappoport), cameriera d'hotel di origini slave, cela dentro i suoi pochi sorrisi un passato difficile. Guido (Filippo Timi), lasciata la divisa da poliziotto, lavora come guardiano in una grande villa appena fuori città (Torino, lividamente ritratta dalla bella fotografia firmata da Anthony Radcliffe, sempre più protagonista grazie al lavoro della Film Commision presieduta da Steve Della Casa). La loro reciproca conoscenza, nata nel corso di uno “speed-date”, sfocerà in tragedia quando una banda di rapinatori assalterà la villa, lasciata incautamente da Guido coi sistemi d'allarme disattivati. In seguito al trauma Sonia inizierà ad avere strane allucinazioni, in un crescendo di inspiegabili eventi.

Guardando più al disturbante cinema di Polanski che non alle geometrie hitchcokiane, i quasi esordienti (ciascuno di loro ha un solo film alle spalle) Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo hanno realizzato una sceneggiatura, menzione speciale al Premio Solinas, decisamente anomala nel panorama cinematografico italiano. Nel quale abitualmente già il noir è guardato con un certo sospetto. Figuriamoci poi un noir venato da (molteplici) sfumature psicologiche.

Una vera e propria scommessa quindi, dietro la quale si intuisce il fiuto di Francesca Cima e Nicola Giuliano, che con la loro “Indigo film” hanno prodotto tutti i film firmati da Paolo Sorrentino e il bellissimo La ragazza del lago di Andrea Molaioli. Anche questa volta hanno scelto di affidare la regia ad un esordiente “di lusso” come il quarantunenne Giuseppe Capotondi (alle spalle numerosi spot per varie multinazionali e videoclip musicali per artisti internazionali), che traccia le spirali in cui si sviluppa la vicenda senza trascurare mai un tocco di autorialità.

Elemento quest'ultimo che potrebbe forse indispettire i puristi del genere, cui comunque non mi sentirei di consigliare questa pellicola decisamente più devota a Freud che non ai thriller d'oltreoceano.

In un contesto simile, i corpi e i volti intensi della Rappoport (premiata quale miglior attrice all'ultimo Festival di Venezia) e di Timi risultano perfetti per fornire credibilità e spessore ai rispettivi personaggi. Senza dimenticare i camei di un sempre carismatico Giorgio Colangeli e di una (purtroppo) relativamente poco valorizzata Lucia Poli.


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Tag per questo articolo: noir drammatico torino filippo timi venezia 66 coppa volpi ksenia rappoport giuseppe capotondi