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Baarìa - Giuseppe Tornatore

Con Francesco Scianna, Margareth Madè, Nicole Grimaudo, Angela Molina.
Italia, 2009
Drammatico - 2h 30'

di Gabriele Guglielmi

Baarìa - Giuseppe Tornatore Lo ammetto fin dall'inizio: sono già di parte, dalla parte di Tornatore s'intende. Il mio giudizio su questo film, di fronte al quale molta critica ha storto il naso, non può che essere positivo. È vero quello che è stato detto: Baarìa manca di una trama omogenea e lineare, i personaggi sono talmente tanti che è molto facile confonderli fra di loro, il tempo della narrazione è insolitamente lungo (almeno rispetto alle velocità dei film di azione cui ormai siamo assuefatti. Non vedo però il motivo per cui tali elementi debbano per forza essere connotati negativamente.

Se la trama è spezzettata è perché la telecamera vuole seguire le vicende di tante persone contemporaneamente. Ne consegue una struttura per cammei, spaccati di vita, tutti comunque ruotanti attorno alla storia d'amore fra Peppino e Mannina. Il mosaico di narrazioni serve a fornire un ritratto della vera protagonista della pellicola, Bagherìa (chiamata anticamente Baarìa, come suggerisce il titolo), il luogo che invade i ricordi del regista. Il film è il racconto di una comunità, ben localizzata geograficamente, quella da cui proviene lo stesso Tornatore. Bagherìa la vediamo invecchiare e mutare alla stregua dei volti dei personaggi in carne ed ossa. Attraverso le vicende singole di quest'ultimi udiamo il respiro della città intera e l'eco di eventi anche più ampi che la investono (la guerra, la diffusione del comunismo in Italia...). Il dispiegarsi di questo album lungo ben settant'anni è emozionante anche se è facilmente immaginabile che si tratti di un elemento difficile sia da rendere (per chi il film lo ha costruito) sia da comprendere (per il pubblico). La scena iniziale è il vero e proprio manifesto del taglio intenzionalmente corale che Tornatore ha voluto dare alla sua nuova creatura: un bambino che corre per le vie della cittadina incorniciato da una brulicante realtà quotidiana.

Baarìa è un kolossal, se paragonato agli standard del cinema italiano degli ultimi decenni. Lo sforzo produttivo è stato significativo. Alla sfilza dei volti già noti, che prendono parte spesso come semplici comparse di pochi minuti o secondi (Leo Gullotta, Raul Bova, Monica Bellucci) oppure che sostengono parti secondarie (il duo Ficarra e Picone, Lina Sastri...), si accompagna il talento dei due personaggi più-protagonisti. Lei, Margareth Madè, interpreta con grazia ed un po' di ingenuità Mannina mentre la spavalderia e l'irruenza di Peppino sono rese con ottimi risultati da Francesco Scianna.

Insomma, il film rappresenta sicuramente una buona prova per il regista siciliano che decide di ritornare a quelle atmosfere calde e popolari che lo hanno fatto conoscere in tutto il mondo. Di certo Tornatore non riesce a superarsi: Nuovo Cinema Paradiso (che viene peraltro citato in Baarìa dalla scena del bambino che guarda in controluce i frammenti di pellicola) rimane superiore. Tuttavia la capacità di raccontare mondi vicini ma lontani e di lasciare impresse nella mente della spettatore fervide immagini rimane intatta. Tanto più quando è accompagnata, come in questo caso, dalla sapienza musicale di un compagno di lunga data: Ennio Morricone.


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