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66esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Io sono l'amore – Luca Guadagnino

Con Tilda Swinton, Alba Rohrwacher, Edoardo Gabriellini, Diane Fleri, Marisa Berenson
Italia - Drammatico

di Giacomo Lamborizio e Luca Robotti

Io sono l'amore – Luca Guadagnino Nella sezione Orizzonti viene presentato l'ultimo lavoro di Luca Guadagnino, dotato di un cast con parecchi grandi nomi, su tutti la Swinton l'anno scorso qui a Venezia con i Coen, che hanno attirato un folto pubblico in sala e ressa di fotografi all'ingresso.

Altissima borghesia industriale milanese, cena di famiglia natalizia con sfoggio di grandi portate, servitù e discorsi importanti. Questa la scena di apertura di quello che potremmo catalogare sicuramente come dramma familiare, con tradimenti e tensioni che mettono in crisi una grande famiglia di industriali.

I problemi di questo film si palesano quasi subito e dopo pochi minuti con il beneficio del dubbio è chiaro che sarebbe stato meglio non venire a vedere questo lungometraggio. La regia è infatti pretenziosa e invasiva con spreco di movimenti di macchina, zoom, angolazioni insolite che lungi dal darci l'idea di una notevole abilità tecnica stufano, infastidiscono e rallentano il ritmo minando l'attenzione del pubblico. Queste cose ce le si può permettere se si è sostenuti da una sceneggiatura all'altezza, mentre qui i dialoghi scialbi e lo svolgimento della trama sono spesso privi di senso con scene ridicole che non vi anticipiamo perché non vogliamo rovinarvi il film, per quanto sia possibile rovinare un film che già nasce come un prodotto pessimo.

Tutta quella fatica per fare cast, provini per trovare gli attori giusti quando bastava fermare i primi quattro sconosciuti per strada e avrebbero recitato di gran lunga meglio della maggior parte degli attori di nome (si salva a malapena la Swinton). L'attore che interpreta Tancredi per esempio ha l'espressività di un asse da stiro: non cambia mai tono di voce che si tratti di parlare a letto con sua moglie o ad un funerale.
In definitiva recitazione pessima, dialoghi scialbi, storia immensamente lenta.

Giustamente alla fine della proiezione l'opera è stato accolta da tiepidi applausi dedicati sicuramente più alle belle donne in sala che alla qualità della pellicola: per il resto fischi e "buu".
Prima di comprare il biglietto per il prossimo film di Guadagnino ci penseremo non due ma tre volte.



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