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65esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Nuit de chien

Di Werner Schroeter

di Giovanni Pesce

Nuit de chien Tutto in una notte. In una città contemporanea ma immaginaria, contagiata dal colera e piegata dalla guerra civile, un medico ex combattente si aggira alla disperata ricerca della sua compagna.
Entra in contatto con oppositori, soldati, politici e ognuno di essi rivela man mano la vera identità del protagonista, che da persona pacifica diventa prima spia, poi assassino e infine eroe.
Pellicola visionaria con un intreccio di non sempre facile comprensione, dovuta anche al numero eccessivo di personaggi, il regista tedesco azzecca l’ambientazione: una città dominata da una sorta di dittatura paramilitare con poliziotti corrotti dove è impossibile sentirsi al sicuro. La trama però è confusionaria, abbonda di citazioni e certe soluzioni appaiono ridicole (perché il comandante di una delle due fazioni prima di farsi saltare in aria si ricopre di piume?) e altre molto kitsch come l’uso della musica classica nei momenti di maggior tensione e l’ufficio del capo della polizia all’interno di una chiesa, perché?
L’attore protagonista è spaesato, una specie di Bruce Willis (attore già non troppo espressivo) e gli altri personaggi non sono ben delineati e confondono e mettono a dura prova a pazienza dello spettatore.
La sala ha accolto freddamente “l’opera” e, più che gli applausi, erano tanti gli sbadigli.


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