Di Werner Schroeter
di Giovanni Pesce
Tutto in una notte. In una città contemporanea ma immaginaria, contagiata dal colera e piegata dalla guerra civile, un medico ex combattente si aggira alla disperata ricerca della sua compagna.
Entra in contatto con oppositori, soldati, politici e ognuno di essi rivela man mano la vera identità del protagonista, che da persona pacifica diventa prima spia, poi assassino e infine eroe.
Pellicola visionaria con un intreccio di non sempre facile comprensione, dovuta anche al numero eccessivo di personaggi, il regista tedesco azzecca l’ambientazione: una città dominata da una sorta di dittatura paramilitare con poliziotti corrotti dove è impossibile sentirsi al sicuro. La trama però è confusionaria, abbonda di citazioni e certe soluzioni appaiono ridicole (perché il comandante di una delle due fazioni prima di farsi saltare in aria si ricopre di piume?) e altre molto kitsch come l’uso della musica classica nei momenti di maggior tensione e l’ufficio del capo della polizia all’interno di una chiesa, perché?
L’attore protagonista è spaesato, una specie di Bruce Willis (attore già non troppo espressivo) e gli altri personaggi non sono ben delineati e confondono e mettono a dura prova a pazienza dello spettatore.
La sala ha accolto freddamente “l’opera” e, più che gli applausi, erano tanti gli sbadigli.